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| Quello a sinistra Loris Dall'Acqua foto di fine anni novanta |
Il Corriere 29-06-12
Il riordino territoriale e l'ipotesi di chiusura delle province sta animando un lungo dibattito sul riordino territoriale. Mentre nei comuni si discute di Unioni rigettando ogni altra ipotesi, per le Province romagnole si stanno delineando due correnti di pensiero: chi preferisce una grande Provincia e chi la Regione Romagna, due soluzioni che riguardano lo stesso territorio, ma completamente differenti soprattutto per quel che riguarda la distribuzione delle risorse sul territorio.
Mentre
la prima ipotesi propone di riunire in un unico "soggetto provinciale" Ravenna,
Forlì-Cesena e Rimini ovvero le tre Province romagnole, la seconda
invece cavalca il prezioso lavoro che sta portando avanti il Mar che da sempre
si batte per l'autonomia della Romagna che fa riferimento al territorio delle
suddette province e che ribadisce come sia molto meglio istituire la Regione
Romagna.
C'è un aspetto che mi preme sottolineare ovvero che la "Provincia Romagna" si
ritroverà sempre suddito della Regione Emilia-Romagna mentre nel caso di
"Regione Romagna" avrà un rapporto diretto con lo stato centrale. Abbiamo avuto
prova che anche mettendo dei romagnoli in giunta regionale il risultato non
cambia, il riminese Melucci, divenuto assessore regionale al turismo, non ha
portato nessun giovamento alla costa romagnola che continua a percepire
esclusivamente le briciole di quelle che sono le risorse messe a bilancio per il
turismo.
Emerge da se quale sia la soluzione migliore per il nostro territorio propendere
per quella che è l'unica forma in grado di restituire una dignità al nostro
territorio, con la provincia Romagna continueremo ad andare a Bologna con il
cappello in mano a elemosinare ogni risorsa.
Regione Romagna ovviamente senza suddivisione in province.
Cordiali saluti,
Loris
Dall'Acqua Santarcangelo

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