venerdì 26 settembre 2014

DIRITTO DI VOTO A RISCHIO?

 La Voce 26-09-14

Le elezioni rappresentano uno dei momenti più alti della democrazia, il voto è una delle poche occasioni in cui la parola torna al popolo che può liberamente scegliere i propri rappresentanti, un diritto che va difeso ad ogni costo. Purtroppo le occasioni per togliere al popolo questo potere cominciano ad essere un po’ troppe.
       Accadde prima con le Unioni dei comuni, enti che svolgono alcune funzioni e servizi che in passato erano affidate ai comuni  e che oggi vengono invece gestite in forma associata, enti di secondo grado i cui consessi sono eletti dai consiglieri comunali e non direttamente dai cittadini.

       Ora è il turno delle province, quelle che Renzi aveva annunciato di chiudere, ma che invece ha trasformato in enti di secondo grado, enti che a breve vedranno insediarsi i nuovi consigli con la differenza che non saremo più noi cittadini a votarli, ma lo faranno i consiglieri comunali. Unioni e province, il prossimo sarà il Senato?

       Che altro aspettarsi da chi sta ricoprendo il ruolo di premier senza che gli elettori lo abbiano scelto? Il Pd probabilmente non avrà nulla da obiettare, dopo Monti e Letta, Renzi è il terzo premier, di area di centro sinistra, che sta governando in questa maniera. Se al governo ci fosse stato il centro destra, il Pd sarebbe insorto parlando di regime.

       Con la giustificazione di un minor dispendio di risorse, che non sempre corrisponde al vero, ci stanno lentamente togliendo il diritto di scegliere, siamo sicuri che il diritto al voto non sia a rischio?

       Cordiali saluti,

Loris Dall’Acqua     Santarcangelo

domenica 21 settembre 2014

AREA CAMPANA OCCUPATA DAL PD DA PIU' DI UN MESE E MEZZO

La Voce 22-09-14
Il Corriere 03-10-14

       Quanto tempo dovranno attendere i santarcangiolesi  per veder tornare alla normalità l’area campana?      
       Tra feste di partito e festicciole varie, da più di un mese e mezzo l’area campana è occupata dal Partito Democratico. L’occupazione dell’ area e del suolo pubblico, è iniziata in agosto con le operazioni di allestimento per la Festa de l’Unità, un’occupazione che è proseguita poi con la Festa Bavarese che utilizzava gli stessi spazi, le stesse strutture e le stesse bandiere del Pd e quindi si è protratta con le operazioni di smontaggio. Che siano state le condizioni meteo non troppo favorevoli o una certa difficoltà a trovare manovalanza che venga a lavorare gratuitamente, sta di fatto che l ’area non è ancora stata completamente liberata, sono rimasti alcuni bancali di materiale impiegato per l’allestimento delle strutture, nonché le bandiere del PD, le cui aste sono state legate ai pali della luce ed ancora sventolano a ridosso della casina dell’acqua.  Oltre un mese e mezzo di occupazione che il Partito Democratico sicuramente pagherà per l’intero periodo di cui ne ha usufruito.

       Inoltre, alcuni cittadini ci hanno fatto notare che dall’inizio dell’occupazione, tutte le notti, l’area campana viene illuminata a giorno da potenti fari, la luce  è un buon deterrente contro i malintenzionati e può disincentivare eventuali furti di materiale, per cui c’è da chiedersi se si sta illuminando l’area per una miglior sorveglianza di quei quattro ferri e soprattutto chi sta pagando l’illuminazione. Indipendentemente da chi paga, si tratta comunque di uno spreco inaccettabile, e pensare che si tratta dello stesso partito e dello stesso comune che un anno e mezzo fà aveva spento diversi punti luce, lasciando molte zone al buio, allo scopo di risparmiare. Spesso vige una certa libertà d’ interpretazione.

Cordiali saluti,

Loris Dall’Acqua      Santarcangelo

sabato 6 settembre 2014

NON BASTANO 80 EURO PER USCIRE DALLA CRISI

Il Resto del Carlino 10-09-14
La Voce 11-09-14

 A quanto pare la ricetta economica del PD non funziona, Renzi ha dato quei famosi 80 euro in più in busta paga per rilanciare l’ economia, ma per tutta risposta l’Italia va in deflazione, cosa non ha funzionato? L’aumento della pressione fiscale e l’introduzione di nuove tasse ha fatto sì che quanti avessero percepito un aumento, siano stati “costretti” a tenerli da parte al fine di pagare le tasse,  non sono bastati ad incentivare i consumi, il ceto medio ha preferito comportarsi come formica piuttosto che cicala. Se si vuole rimettere in marcia il paese e traghettarlo fuori dalla crisi, se si vogliono creare nuovi posti di lavoro, bisogna  mettere in atto azioni a sostegno delle imprese, la loro stabilità e solidità poi porterà benefici anche alle famiglie. Gli 80 euro non hanno sortito l’effetto auspicato, ma anche se lo avessero fatto, ovvero se avessero stimolato la gente a spendere, siamo sicuri che l’aumento di produzione che ne sarebbe conseguito, avrebbe spinto le imprese ad assumere? Un imprenditore assume se c’è una ripresa vera, un aumento di ordini o di fatturato non significano necessariamente che il periodo di crisi sia stato superato, una rondine non fa primavera e prima di assumere nuovo personale come si dice in gergo si “tira il collo” a chi c’è già, facendo fare gli straordinari ai dipendenti già in organico.  Le  imprese, soprattutto quelle più piccole sono oppresse da una pressione fiscale insopportabile, appesantite da adempimenti burocratici, obblighi e vincoli che le costringono a lavorare per la sopravvivere e per ogni azienda che lavora rasentando la soglia di sopravvivenza dipendenti che ben si guardano dal fare il passo più lungo della gamba e si limitano a spendere solo per l’indispensabile. Se vogliamo che le imprese siano più solide e tornino ad assumere vanno sostenute ed incentivate ad investire in azienda. Gli 80 euro hanno mancato il loro scopo, a meno che l’obbiettivo reale non fosse quello di vincere le elezioni, in tal caso il PD l’ha centrato in pieno.

Cordiali saluti,

Loris Dall’Acqua   Santarcangelo

domenica 31 agosto 2014

RENZI, VINO DOLCE E CONO AMARO

 La Voce 01-09-14
 Il Corriere 04-09-14

       Renzi ha mostrato un  certo senso dello humor, ma al tempo stesso ha dato prova di non avere il minimo senso degli affari e del commercio. Sull’ ultima copertina dell’Economist, il premier viene ironicamente raffigurato, tranquillo e beato su una barchetta con un gelato in mano, mentre questa lentamente affonda, altrettanto ironica la risposta, un carretto artigianale di gelati a Montecitorio, un’ operazione che pare sia costata un migliaio di euro. Scongiurato il pericolo che a pagare fosse Palazzo Chigi, coi soldi degli italiani, pare certo che il conto lo pagherà Renzi di tasca sua. Premesso che ciascuno è libero di fare ciò che vuole con i propri soldi, una volta stabilito che quella sarebbe stata la risposta da dare all' Economist, possibile che il premier non si rendesse conto dell'enorme ritorno pubblicitario che avrebbe avuto il marchio prescelto?Sarebbe stato sufficiente consultare qualche gelateria rionale per trovare qualcuno disposto ad offrire gratuitamente il gelato, per non parlare delle catene di noti marchi in franchising che probabilmente avrebbero fatto a gara a chi offre di più per aggiudicarsi un’opportunità simile. Gestita nella dovuta maniera le gelaterie non solo avrebbero offerto gratuitamente il gelato, ma avrebbero addirittura pagato pur di essere prescelte visto il sicuro ritorno mediatico prevedibile per quella gag-evento. L’aspetto economico commerciale non ha nemmeno scalfito i pensieri Renzi , non si è probabilmente accorto di aver il potere contrattuale in mano. Come possiamo sentirci al sicuro sapendo che il futuro dell'Italia è in mano chi non sa nemmeno gestire i propri affari? Sting invece ha capito benissimo di avere la possibilità di imporre le proprie condizioni! Avendo bisogno di braccia che lo aiutassero a raccogliere l’uva per la vendemmia, non si è limitato a mettere un normale annuncio di lavoro cercando operai che poi avrebbe dovuto pagare, ma conscio della forza del suo nome, chi vorrà aiutarlo, anziché essere pagato oltre a lavorare dovrà essere disposto a pagare, e c'è da scommette che quei posti andranno a ruba.
Cordiali saluti,
Loris Dall' Acqua   Santarcangelo (Rimini)

sabato 23 agosto 2014

TRC di Filippo Giorgetti


FILIPPO GIORGETTI  (FORZA ITALIA) INTERVIENE SUL TRC

Forza Italia è da sempre un partito che crede nelle grandi opere, perché
riteniamo che gli investimenti pubblici nelle infrastrutture portino benefici
all’economia ed ai territori stessi in termini di competitività e
potenzialità,
sgombriamo il campo da falsi equivoci, ma siamo da sempre anche per le opere
che servono e soprattutto per annullare gli sprechi.
Questo è il TRC nel collegamento Rimini – Riccione: un’opera che si è ridotta
a un puntiglio del PD locale, non voluta dalla gente e non utile, un
incredibile ammonto di spreco di denaro e di territorio.
il Governo Berlusconi con una finanziaria a firma di Tremonti aveva reso
possibile destinare quei finanziamenti ad altre opere pubbliche ma la
sinistra
locale ha voluto insistere ocn questo progetto nato già vecchio e superato
con
una gestazione di oltre 10 anni.
Il tema dell’accessibilità e dei collegamenti è indispensabile per rendere un
comprensorio turistico come il nostro appetibile e competitivo nel mercato
nazionale e mondiale, ma puntare sul TRC con tale spesa di denaro pubblico è
inaccettabile, soprattutto considerato che lo stesso collegamento è
effettuato
con frequenza di circa 1 bus ogni 10 minuti dalla Azienda trasporti Start
Romagna finanziata anch’essa con soldi pubblici.
Non è solo un problema di Rimini o Riccione, la nostra Regione e i nostri
amministratori non possono fingere di non saper che le priorità sono altre:
fogne e balneabilità, A14 murata ad ogni esodo, due aeroporti falliti nel
raggio di 50km, tanto per incominciare.

Apprezzo la posizione del Sindaco Tosi, la determinazione e onestà
intellettuale con la quale affronta il problema TRC, ritengo che non debba
essere lasciata sola, al contrario tutte le forze economiche e politiche
della provincia di Rimini dovrebbero sedersi ad un tavolo e ragionare su
quest’
opera e su come poter mitigare l'impatto sulla città e limitarne i costi.

domenica 10 agosto 2014

FESTA DE L'UNITA' SEMPRE PIU' ESCLUSIVA


Il Carlino 13-08-14

La Festa de l’Unità, come qualsiasi festa di partito, dovrebbe essere un momento di aggregazione tra la politica e l’elettorato, un contenitore fatto di momenti di spettacolo, di divertimento, del mangiare tutti assieme allo stand e anche di riflessione politica, uno spirito che ora sembra andato perso in favore dell’esclusivo interesse economico. Una festa popolare che col passare del tempo sta diventando sempre più esclusiva. La festa de l’ Unità non è più alla portata di tutti, già da tempo i prezzi agli stand gastronomici si sono livellati a quelli dei ristoranti, tanto che in alcuni casi risulta più conveniente andare a cenare al ristorante vero e proprio che allo stand, ma non paghi di questo e della caratteristica damigiana posta all’ingresso per l’offerta libera ora si arriva anche alla sedia a pagamento. Infatti onde evitare che qualcuno occupi le sedie per assistere agli spettacoli senza aver lasciato nulla alla porta o agli stand, il Partito Democratico ha ben pensato di far pagare un euro a chi occupa la sedia. Ma che fine fanno i principi di solidarietà che dovrebbero animare questa festa? In un periodo di crisi e di recessione c’è un numero sempre più crescente di disoccupati, cassintegrati o pensionati e famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese, probabilmente per queste categorie di persone mangiare fuori o pagare un euro a sedia per assistere a uno spettacolo diventa un lusso che spesso a cui spesso si deve rinunciare. Partecipare ad una festa per il puro piacere di socializzare con gli altri non è più nelle intenzioni degli organizzatori. Il Pd probabilmente approfitta della fedeltà del proprio elettorato, chi vota Pd si lamenta e s’incazza e s’indigna contro il proprio partito, ma poi al momento del voto rientra nei ranghi e quando il partito chiede di pagare, china la testa e paga anche se non condivide. Un partito che si manifesta sempre più distante dalle fasce più deboli. 

Cordiali saluti,

Loris Dall’Acqua   Santarcangelo

LA SOCIETA' HA BISOGNO DI MODELLI POSITIVI

       
Il Corriere 13-08-14
Il Resto del Carlino-Quotidiano Nazionale 14-08-14
Il Messaggero 24-08-14

L’educazione non è fatta solo di parole, ma occorre anche dare l’esempio e soprattutto essere d’esempio. L’Italia giustamente s’indigna di fronte al caso dell’ ex comandante della Costa Concordia che viene invitato ad “insegnare” a studenti universitari come vanno gestite le situazioni di panico. Indubbiamente dopo quello che è accaduto avrà sicuramente maturato un ragguardevole bagaglio culturale in materia, conoscerà con precisione il protocollo da adottare in caso di emergenza,  nozioni e attitudini che comunque dovevano già far parte delle sue conoscenze e delle sue capacità, ma che nel momento in cui andavano messe in pratica, il panico pare abbia preso il sopravvento. Come può essere credibile un insegnamento fatto da chi non è stato in grado di metterlo in pratica? Non sarebbe stato più corretto chiamare a parlare di quel tema qualcuno che di fronte ad una situazione di pericolo si sia distinto per aver saputo mantenere sangue freddo, estendo perfettamente la situazione sino al termine del pericolo stesso?

       Per educare servono dei modelli positivi, anche nella famiglia spesso mancano punti di riferimento validi, i genitori incolpano spesso la scuola della scarsa educazione dei propri figli, sembra quasi che le famiglie credano di poter delegare in toto alle istituzioni anche quel ruolo educativo che invece compete alla famiglia, un’ educazione che non si può trasmettere solo con nozioni o raccomandazioni, se manca in famiglia l’esempio di moralità e rettitudine è difficile che la scuola possa riuscire a colmare quel vuoto.         
La politica non è da meno, partiti che predicano bene ce ne sono tanti, ma alla fine dei conti razzolano male, per chiedere sacrifici agli italiani prima di tutto dovrebbero essere politici ed amministratori a dimostrare di saperli fare su se stessi,  un auspicio che purtroppo rimane quasi sempre disatteso. Come si può chiedere ai cittadini di pagare più tasse quando chi ci amministra  non è disposti a tagliare le proprie indennità, a rinunciare ai privilegi, a ridurre il numero delle poltrone mettendo quindi in discussione anche  propria, o a riorganizzare gli enti al fine di diminuire la spesa pubblica?

       La società per non andare alla deriva probabilmente ha bisogno di riscoprire modelli e punti di riferimento positivi.

Coriali saluti,

Loris Dall’Acqua  Santarcangelo (Rimini)

lunedì 4 agosto 2014

LOTTA ALL' ABUSIVISMO

La Voce 04-08-14
Il Corriere 04-08-14
La Stampa 23-08-14

La storia della turista multata per 200 euro per aver acquistato merce contraffatta da venditori abusivi sta diventando un vero e proprio caso. L’amministrazione comunale ha scelto giustamente di far rispettare le leggi, un dovere istituzionale, ma anche una richiesta di cittadini ed esercenti nei confronti di una situazione che perdura da diverse stagioni. Da troppo tempo la presenza di venditori abusivi sull’arenile è diventata insostenibile. A stupirmi stavolta è stata la reazione dei riminesi! In tanti si indignano per la multa elevata alla turista e puntano il dito contro l’amministrazione, forse spinti dal timore che questo abbia riflessi negativi sul turismo, ma se vogliamo le regole come possiamo lamentarci quando si prova a farle rispettare? Ho voluto provare a sondare con la gente per cercare di scoprire i motivi di tale indignazione, volevo capire per quale motivo la mia opinione divergesse dal pensiero comune. In primo luogo quello che più ha infastidito la gente era il fatto che ad e essere penalizzate fossero sempre le stesse categorie di persone, quelle che alla fine poi pagano sempre. Visto che era la notizia del giorno, è noto a tutti che la turista è stata multata di 200 euro, mentre non è noto quali siano le conseguenze per i venditori abusivi. Se vengono arrestati o  multati o se gli viene sequestrata la merce è un aspetto meno noto rispetto a quanto accaduto alla cliente e il dubbio di molti è che nei confronti dei venditori abusivi non ci si imponga a sufficienza. Altro aspetto inquietante che è emerso è che a molti bagnanti questi mercatini piacciono, per cui visto che anche i turisti sembrano gradire la possibilità di fare shopping in riva al mare, molti preferirebbero si chiudesse un occhio  lasciando le cose come stanno. Non dobbiamo dimenticare che chi vende abusivamente in spiaggia è la punta di un iceberg e che dietro spesso si nasconde la malavita organizzata che produce e vende prodotti contraffati creando un forte danno economico a produttori e commercianti, ed un’amministrazione non può certo prestare il fianco a tutto questo. Se ai turisti piacciono i mercatini in spiaggia occorre mettere mano alla normativa e creare quelle aree apposite di cui ogni tanto si parla, aree nelle quali possano esporre solo venditori regolari, privilegiando magari quelli che hanno attività in zona. Nel caso specifico della turista trovo discutibile comunque la modalità di intervento delle forze dell’ordine, sembra quasi che le forze dell'ordine fossero lì appostate per cogliere i clienti in fragranza di reato, ma perché attendere di colpire loro anziché intervenire prima sull’abusivo che comunque stava lì in attesa di clienti esponendo merce contraffatta? Anche questo modo di fare lascia presumere che tanto gli abusivi non avrebbero soldi per pagare sanzioni per cui inutile multarli. Stavolta non è colpa Rimini e non é di colpa di Gnassi, c’erano cartelli in spiaggia e da tempo era in atto una campagna informativa sui rischi per gli acquirenti, essere in vacanza non ci esime dall’osservanza delle regole, dovremmo piuttosto stupirci del fatto che di fronte ad un fenomeno così diffuso come il commercio abusivo, sia stata colta in fragrante solo una persona.

Cordiali saluti,

Loris Dall’Acqua

venerdì 4 luglio 2014

SANITA' FAI DA TE? E POI?

Il Corriere 05-07-14
La Voce 06-07-14
La Piazza 06-07-14
Il Resto del Carlino - Quotidiano Nazionale 01-08-14
 
       La Regione si sta impegnando nella ricerca di  soluzioni che le consentano di abbassare i costi della sanità, un proposito più che condivisibile, è però necessario che queste scelte non penalizzino i pazienti, ma intervengano in maniera più efficace sulla parte più burocratica e organizzativa delle Asl. L’ultima trovata sono gli annunciati corsi di formazione di 14 ore e mezza rivolti in particolare a badanti e parenti dei pazienti o ai pazienti stessi attraverso i quali insegnare loro alcune prestazioni sanitarie che sino ad ora venivano effettuate esclusivamente da personale infermieristico. In questo modo gli infermieri professionali e il personale specializzato che si occupano di assistenza domiciliare potranno essere surrogati da chiunque abbia alle spalle queste 14 ore e mezzo di corso, un calcio alla professionalità e ad anni di formazione, specializzazione, tirocini e pratica del personale infermieristico. Indubbiamente il malato cronico che viene assistito e medicato da un parente o da una badante o che si arrangia da solo, rappresenta un bel risparmio per l’Asl, ma quali garanzie qualitative ci sono per il paziente stesso?
       Se questo è l’andazzo allora perché non abilitiamo anche macellai e cuochi che sono già avvezzi al taglio e al sezionamento delle carni ad effettuare piccoli interventi chirurgici? E perché prima di ogni intervento chirurgico non sostituiamo l’anestesia  con qualche bicchierino di brandy? Anzi visto che anche il brandy ha un costo, forse tramortire il paziente con una bottigliata in testa potrebbe essere una soluzione ancor più economica. Sarà questo il futuro della sanità pubblica?
       Purtroppo ancora una volta la Regione sembra sensibile al solo aspetto economico, una scelta che si aggiunge a quella di trasformare i piccoli ospedali in ospedali di comunità, svuotandoli di servizi edepotenziandole ulteriormente sino a trasformarli in una sorta di dormitorio assistito, col timore che nell'individuazione delle strutture da convertire non si tenga conto dell’ampio bacino di utenza che gravita attorno a queste. Dopo la scelta di trasformarci in pendolari della salute ora quella dell’assistenza fai da te mentre di scelte inerenti al riordino e alla riorganizzazione di tutto ciò che è di back office non v’è traccia.


Cordiali saluti,


Loris Dall’Acqua

domenica 4 maggio 2014

RIORDINO DEGLI ENTI LOCALI

Il Messaggero 05-05-14

Il riordino territoriale degli enti locali è assolutamente necessario, ma l'andazzo e i ragionamenti in essere lasciano presagire l’ennesimo pasticcio all’italiana eppure una riorganizzazione della pubblica amministrazione volta ad eliminare tutto ciò che è superfluo e non essenziale, che provveda a tagliare ed a riorganizzare gli enti stessi ed i loro uffici consentirebbe di avere servizi qualitativamente migliori ed a costi molto più contenuti.
       Le prime a finire nell'occhio del ciclone sono state le province, dall' ipotesi della loro completa eliminazione si è passati a quella del loro accorpamento e quindi allo svuotamento dei poteri e delle deleghe, ma siamo sicuri che un intervento non radicale possa essere sufficiente? La loro eliminazione deve essere netta, ma senza rappresentare un salto nel buio, dalla politica ci si attende programmazione e non improvvisazione e quindi deve essere chiaro come saranno riorganizzati funzione e l'organico. Mantenendo in vita le Province chi ci garantisce che nessuno, vedendole svuotate, decida di riaffidargli qualcosa? Se ciò accadesse in un baleno ci ritroveremo nella situazione originale. In previsione della loro chiusura si è provveduto a frazionare i territori provinciali istituendo le Unioni dei comuni, enti di secondo grado i cui membri non sono eletti direttamente dal popolo ma dai loro rappresentanti. I criteri che dovrebbero essere alla base del riordino territoriale dovrebbero essere l’economicità del nuovo assetto, il mantenimento della rappresentatività e della democrazia e lo snellimento della macchina amministrativa. Abbiamo bisogno di uno stato più snello!
       In Italia abbiamo all'incirca 8.100 comuni, di cui una cinquantina con meno di 100 residenti, circa 1.900 con meno di 1.000 e circa 3.800 con meno di 5.000 numeri impressionanti se pensiamo a quanti e quali servizi vengono erogati dal comune e quanti addetti sono necessari, e buona parte di questi sono di proporzioni assolutamente esigue, enti che comunque per sostenersi incidono sulle tasche degli italiani, piuttosto che le Unioni bisognerebbe favorire le fusioni tra comuni.  Con una cospicua riduzione del numero del numero dei comuni in seguito a processi di fusioni che tengano conto degli aspetti geografici, storici e culturali, dei singoli, sarà più facile instaurare un rapporto diretto tra Comuni e Regioni.
       Uno stato suddiviso in Regioni, Province, Unioni e Comuni non ce lo possiamo permettere, se si creano Comuni più grandi ed eventualmente si dimezzano le Regioni più popolate, di Unioni e Province possiamo fare certamente a meno.
      Cordiali saluti,
Loris Dall'Acqua   Santarcangelo

mercoledì 16 aprile 2014

SULLA MOSTRA CALI SUBITO IL SIPARIO

Il Corriere 18-04-14

Concedere un "palcoscenico" significa dare visibilità e non tutto è meritevole di essere messo sotto i riflettori, soprattutto se la location è un museo comunale e la pietra dello scandalo è un'opera in cui è contenuta una bestemmia. C'è forte indignazione nella gente per quanto accaduto con l'ultima mostra allestita al Musas, una mostra fatta di diari di artisti che a quanto pare nessuno ha controllato nei contenuti, potremmo citare diversi esempi di messaggi o scritte o immagini inappropriate, ma il fatto reale è già espressione di una di quelle più gravi che noi cristiani non possiamo tollerare. La bestemmia non è arte, e non è giustificabile come arte. L'autore nel suo diario può scriverci quel che vuole, la responsabilità è di chi sceglie di esibirlo e mostrarlo. Se l'importanza del diario o del taccuino non è dovuta ad una questione estetica ( non siamo certo lì a guardare chi ha la  copertina più bella), ma è il contenuto e quindi non ci si doveva esimere dal controllare i testi. Più che di censura è questione di scelte. Se tra le forme espressive o comunicative di un artista c'è anche qualche espressione blasfema, non occorre solo valutare se sia meglio strappare la pagina incriminata o occultarla alla vista dei più ingraffettandola, occorreva invece valutare l'opportunità o meno di inserirla tra le opere. Meglio un diario in meno che uno in più. Sicuramente apprezzabile il fatto che l'opera sia stata rimossa e che l'amministrazione, Focus e il responsabile della mostra si siano scusati, ma quanto accaduto non deve ripetersi, occorre più attenzione ai contenuti quando si concede un partocinio o uno spazio pubblico in generale. Mi chiedo se dal punto di vista etico e morale non sia opportuno chiudere anticipatamente la mostra, non si può far finta di nulla, il clamore suscitato dal fattaccio farà da cassa da risonanza alla mostra stessa e non è certo in questa maniera che si devono portare visitatori nei nostri musei, mantenerla aperta significa impunità, si deve chiudere il sipario.
Cordiali saluti,
Loris Dall'Acqua     Santarcangelo

martedì 15 aprile 2014

LA CULTURA DELLA VITA

Il Messaggero 13-04-14

Alla cultura della morte bisogna rispondere con la cultura della vita. Purtroppo ancora una volta una storia di bimbi o feti buttati nel cassonetto.  Pochi  anni fece notizia quando, in un ospedale italiano scattò l'allarme della "ruota" che annunciava il salvataggio di una nuova vita. La "ruota" ha origini lontane! Questa consente ad una madre che decide di non crescere il proprio figlio, di permettere che possano farlo altri, garantendogli il diritto di vivere. Una volta i bambini appena nati che venivano abbandonati, venivano lasciati fuori dalle porte dei conventi o delle chiese col rischio che potessero essere ritrovati quando oramai era troppo tardi.
        Di conseguenza vennero ideate le prime rudimentali "ruote della fortuna", che non erano altro che una sorta di girello che metteva in comunicazione l'interno e l'esterno del convento, solitamente ricavati presso ingressi secondari ove una madre che si ritrovava nelle condizioni di dover rinunciare al figlio poteva avvicinarsi senza timore di essere vista, lasciare il figlio ed andarsene via senza problemi, ma consentendo al bambino di essere subito assistito.


       La ruota si è evoluta ed ora ci sono alcuni ospedali che offrono questa opportunità,  in cui ad accogliere i neonati c'è una termo culla alla quale è collegato un allarme che scatta appena la madre si allontana permettendo al personale del nosocomio di prendersi immediatamente cura del piccolo. Non solo ruota, ci sono anche altre alternative, non tutti sanno che la gestante può partorire in ospedale e decidere quindi di andarsene senza il figlio senza problema alcuno.


      Queste opportunità servono a contrastare l'orrendo fenomeno di abbandono di neonati nel cassonetto, sono però misure poco conosciute, cosa fanno i nostri politici per promuovere la vita? Queste misure sono anche un'alternativa all' aborto. Quando invece la rinuncia al figlio è condizionata da motivazioni economiche, fanno abbastanza le istituzioni per aiutare la madre a crescere il proprio figlio?
       Vogliamo cominciare seriamente a divulgare la cultura della vita?
Cordiali saluti,

Loris Dall'Acqua     Santarcangelo

martedì 8 aprile 2014

UNO STATO PIU' SNELLO

  Il Corriere 09-04-14
  La Voce 13-04-14    

Il riordino territoriale degli enti locali è assolutamente necessario, ma l'andazzo e i ragionamenti in essere lasciano presagire l’ennesimo pasticcio all’italiana eppure una riorganizzazione della pubblica amministrazione volta ad eliminare tutto ciò che è superfluo e non essenziale, che provveda a tagliare ed a riorganizzare gli enti stessi ed i loro uffici consentirebbe di avere servizi qualitativamente migliori ed a costi molto più contenuti.
       Le prime a finire nell'occhio del ciclone sono state le province, dall' ipotesi della loro completa eliminazione si è passati a quella del loro accorpamento e quindi allo svuotamento dei poteri e delle deleghe, ma siamo sicuri che un intervento non radicale possa essere sufficiente? La loro eliminazione deve essere netta, ma senza rappresentare un salto nel buio, dalla politica ci si attende programmazione e non improvvisazione e quindi deve essere chiaro come saranno riorganizzati funzione e l'organico. Mantenendo in vita le Province chi ci garantisce che nessuno, vedendole svuotate, decida di riaffidargli qualcosa? Se ciò accadesse in un baleno ci ritroveremo nella situazione originale. In previsione della loro chiusura si è provveduto a frazionare i territori provinciali istituendo le Unioni dei comuni, enti di secondo grado i cui membri non sono eletti direttamente dal popolo ma dai loro rappresentanti. I criteri che dovrebbero essere alla base del riordino territoriale dovrebbero essere l’economicità del nuovo assetto, il mantenimento della rappresentatività e della democrazia e lo snellimento della macchina amministrativa. Abbiamo bisogno di uno stato più snello!
       In Italia abbiamo all'incirca 8.100 comuni, di cui una cinquantina con meno di 100 residenti, circa 1.900 con meno di 1.000 e circa 3.800 con meno di 5.000 numeri impressionanti se pensiamo a quanti e quali servizi vengono erogati dal comune e quanti addetti sono necessari, e buona parte di questi sono di proporzioni assolutamente esigue, enti che comunque per sostenersi incidono sulle tasche degli italiani, piuttosto che le Unioni bisognerebbe favorire le fusioni tra comuni.  Con una cospicua riduzione del numero del numero dei comuni in seguito a processi di fusioni che tengano conto degli aspetti geografici, storici e culturali, dei singoli, sarà più facile instaurare un rapporto diretto tra Comuni e Regioni.
       Uno stato suddiviso in Regioni, Province, Unioni e Comuni non ce lo possiamo permettere, se si creano Comuni più grandi ed eventualmente si dimezzano le Regioni più popolate, di Unioni e Province possiamo fare certamente a meno.
      Cordiali saluti,
Loris Dall'Acqua   Santarcangelo di Romagna (Rimini)

martedì 1 aprile 2014

BOLDRINI INOPPORTUNO PARAGONE TRA MIGRANTI E TURISTI

La Voce 03-04-14
La Stampa 03-04-14
Il Resto del Carlino 09-04-14

       Assolutamente fuoriluogo e fuori tema il paragone tra turisti e migranti fatto dalla Boldrini nella recente conferenza a Montecitorio. Il tema di quella conferenza era il turismo ed era incentrato sulla ricerca di soluzioni per riportare l'Italia ai vecchi fasti e primati oramai dimenticati. Affermare che offrire servizi di lusso ai turisti stride con l'accoglienza riservata ai migranti che vengono in Italia da parti meno fortunate, in quanto trattati in maniera talvolta inaccettabili, è una frase che si commenta da se'. Volendo comunque sorvolare sull'inopportunità di una simile affermazione, credo che siano molto più irritanti le spese di rappresentanza che  interessano gli enti pubblici: i buffet sontuosi, i ricevimenti di gala e il trattamento di accoglienza riservato a politici provenienti da paesi economicamente più fortunati del nostro.
Cordiali saluti,
Loris Dall'Acqua     Santarcangelo di Romagna (Rimini)

mercoledì 19 febbraio 2014

SANREMO "FUORI PROGRAMMA" IN NOME DELL'AUDIENCE

La Voce 20-02-14

       Sanremo è Sanremo e riesce sempre e comunque a far parlare di se!
Il "fuori programma" a cui abbiamo assistito in apertura della prima serata non è affatto originale. Operai in difficoltà economica che entrano in scena dopo essersi arrampicati sulle impalcature al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica sulla loro situazione di disagio e precarietà è qualcosa di già visto ai tempi del Festival di Pippo Baudo in cui accadde un episodio analogo.
       E noi dovremmo credere che quanto accaduto fosse un fuori programma? Improbabile che operai precari potessero decidere di spendere soldi per il costoso biglietto d'ingresso all'Ariston, oltretutto senza alcuna garanzia di riuscire nell'intento di avere la visibilità mediatica per la loro protesta, così come è difficile pensare che possano essere entrati eludendo la sorveglianza, o che si siano potuti spingere sin sopra il sipario indisturbati visto l'alto numero di tecnici e telecamere ovunque. Evitiamo di essere ipocriti, questi episodi non hanno il nobile scopo di sensibilizzare gli animi su questo tema, ma sono funzionali esclusivamente all'audience. Se l'episodio fosse stato vero e spontaneo nell'organizzazione e nella sicurezza ci sarebbero state incrediblili pecche, se invece ci fossimo di fronte ad un episodio creato a tavolino, la Rai si sarebbe resa complice di una ennesima vergognosa e deplorevole forma di "sciacallaggio" facendo leva sulle disgrazie degli altri . Anche il pubblico merita rispetto un conto è una gag dichiaratamente tale, un conto quello a cui abbiamo assistito, purtroppo anche con queste righe, nel mio piccolo, cado a mia volta in quel meccanismo perverso che contribuisce a dar maggior enfasi e visibilità ad un festival che sfrutta queste tematiche.
       Visto che la Rai si sostiene anche grazie a noi italiani che paghiamo il canone, è lecito pretendere maggior rispetto, soprattutto verso quella parte di italiani che si trova spalle al muro a causa della crisi economica.
Cordiali Saluti,
Loris Dall'Acqua     Santarcangelo