Il Corriere 05-09-13
Le fusioni sono un'opportunità, ovviamente per saperle cogliere bisogna essere lungimiranti e proposte che danno vita a piccoli comuni rischiano di non esserlo. La prima proposta di fusione in Provincia di Rimini è quella tra Poggio Berni e Torriana, proposta per la quale i cittadini si esprimeranno tramite Referendum domenica 6 ottobre (un referendum per il quale non è previsto un quorum ed avrà valore anche nel caso in cui a votare si dovesse recare solo una piccola parte dei cittadini).
I cittadini continuano a chiedersi il perché di questa proposta a 2 e non a 4, infatti dopo tanti anni di gestione in forma associata di diversi servizi assieme anche a Santarcangelo e Verucchio, i cittadini si aspettavano, come epilogo di questa esperienza, una fusione che avrebbe dato vita ad una grande città della Valmarecchia di oltre 35.000 abitanti, una realtà che avrebbe sicuramente avuto un peso rilevante anche in Provincia. Una domanda poco gradita agli amministratori bernesi che ogni volta rispondono in maniera contraddittoria, evasiva e piuttosto stizzita.
Poggio Berni e Torriana vantano una certa lungimiranza in questa scelta, ma siamo sicuri che siano stati veramente lungimiranti? L’amministrazione giustamente ricorda che per una fusione a 4 bisognerebbe essere in 4 a volerlo, lor signori ritengono di aver fatto i dovuti passi per provarci, ma obbiettivamente la strada intrapresa è piuttosto discutibile. Per chi non se lo ricordasse dissero di aver fatto una proposta tramite lettera protocollata, modalità non confermata dai destinatari, ma sicuramente hanno ragione entrambi in quanto la colpa sarà di quel piccione viaggiatore probabilmente deceduto in volo prima della consegna. Più verosimile la seconda versione data ovvero una proposta fatta a mezzo stampa aspettando che qualcuno la raccogliesse, ancor più passabile la terza versione, quella fornita dalla commissione intercomunale:
"Il percorso è stato attivato tra i nostri due Comuni perché c’erano dei vincoli normativi a scadenza ravvicinata che interessavano principalmente e solamente i due Comuni e non c’erano i tempi necessari per prospettare una fusione allargata."
Anche in questo caso comunque permane un piccolo giallo da chiarire: nel giro delle frazioni che si sta facendo per parlare di fusione, si continua a sostenere che una fusione a 4 non sarebbe stata conveniente per i cittadini dei due comuni più piccoli, strano allora che continuino contestualmente a dichiarare che avrebbero tanto voluto fondersi a 4 fino a pochi mesi prima di quell’Ordine del Giorno che ha dato via all’iter di fusione. Se in Unione a 4 i comuni hanno pari dignità come ci hanno sempre raccontato, per quale motivo se due comuni su quattro erano interessati a soppesare l’opportunità della fusione non si è istituito un tavolo serio di discussione?
Anche nell’Alta Valmarecchia hanno provato a realizzare una fusione a 7, un'ipotesi di fusione in cui ci sarebbero stati comuni di grandezze diverse, ipotesi in cui è oggettivamente più difficile arrivare ad una convergenza. Qui però c’è stata una lungimiranza degna di questo nome, infatti i promotori della fusione mentre vedevano sfumare purtroppo l’obbiettivo di andare a referendum con gli stessi tempi in cui ci sono arrivati i due comuni della Bassa Valle, non si sono buttati su propostine di ripiego a 2 o a 3, seppur siano state prese in considerazione, ma con ogni probabilità ci si riproveranno per il 2016 una data nella quale probabilmente si potrà ragionare anche ad 8 comuni visto il probabile passaggio di Regione di Montecopiolo assieme al quale realizzare una grande Città del Montefeltro.
Cordiali saluti,
Loris Dall’Acqua Poggio Berni