domenica 30 giugno 2013

IL CAMBIAMENTO DI M5S DA TEATRINO A REALITY

Libero Quotidiano 30-06-13
OGGI periodico settimanale 05-07-13

       Quando si dice che la realtà supera la finzione….

Se la stagione televisiva 2012-2013 è stata scarna di reality show, ecco che la realtà si offre come ripiego volto a colmare questo vuoto. Il Movimento Cinque Stelle, alle passate elezioni politiche si è proposto come forza di cambiamento ed il cambiamento nella politica lo abbiamo visto, ma forse non era quello che era nelle intenzioni del movimento stesso. In questi mesi, tra il “dramma” di come farsi rimborsare ricevute e scontrini, che tanto ricorda le scaramucce tra concorrenti per fare la lista della spesa, sino all’ espulsione di diversi esponenti del movimento prima nominati, poi cacciati abbiamo visto poca sostanza e tanto show.      Il Grande Movimento propone ogni giorno una nuova eliminazione, manca solo la porta rossa e lo show è servito a puntate all’interno dei TG.

       Indubbiamente un cambio nella politica c’è stato, il teatrino è diventato un reality e anche se non era in palinsesto, il Grande Fratello quest’anno ha avuto il suo erede.

       Cordiali saluti,

Loris Dall’Acqua     Poggio Berni   (Rimini)

martedì 25 giugno 2013

RIMINI AMMOLLO STREET PARADE


Tra giornali e la rete una "parade " di immagini di una Rimini allagata.

La Voce 27-06-13
Il Corriere 27-06-13

AMMOLLO STREET PARADE

Rimini non è la prima città a finire sott’acqua in seguito ad un acquazzone, solitamente in altre realtà l’allagamento lo si deve ad eventi consequenziali alla pioggia quali la rottura degli argini o lo straripamento di un fiume oppure per un dissesto idro geologico, il problema di Rimini invece è legato all’incapacità delle fogne di intercettare e smaltire le acque piovane in maniera adeguata.

Le precipitazioni di lunedì scorso sono state di portata eccezionale, ma non cerchiamo alibi o attenuanti visto che il fenomeno si ripete comunque ad ogni acquazzone.

Chi amministra Rimini ha il dovere di intervenire con estrema urgenza! Le carenze sono storiche, ma è innegabile che ci troviamo di fronte ad una continuità politica che non si è mai interrotta e che negli anni non è mai stato fatto nulla di imponente per risolvere il problema.

La sistemazione della rete fognaria e della raccolta delle acque piovane deve essere una priorità. Inutile buttare fumo negli occhi con ruote panoramiche, street parade e notti rosa, sabato prossimo sarà ancora festa ma intanto la settimana è iniziata con una pessima anteprima: un Ammollo Street Parade, di cui avremo volentieri fatto a meno.

Cordiali saluti,

Loris Dall’Acqua  

venerdì 21 giugno 2013

SANTARCANGELO CONSIGLIO TRASFORMATO IN SHOW

Troppo spesso si parla di democrazia, ancor più spesso ci si dimentica del significato.
A Santarcangelo di Romagna, la fine anticipata della legislatura, ( causata dalla mancata approvazione del bilancio e dalla mancanza di una maggioranza disposta a sostenere il Sindaco in carica, sino a fine mandato), ha fatto sì che si perdesse il senso della misura e del contegno.

L'ultimo Consiglio Comunale di Santarcangelo, in cui era in ballo il futuro dell’amministrazione, è stato trasformato in uno show, in favore di una manifestazione di piazza, che interagiva coi lavori del consiglio stesso, in barba ad ogni regolamento comunale che prevede rispetto per quel luogo istituzionale e di democrazia. Purtroppo è stata autorizzata una manifestazione a sostegno del Sindaco nella stessa piazza su cui si affaccia il municipio alla stessa ora in cui si svolgeva il consiglio comunale e come prevedibile la folla ha disturbato i lavori del consiglio, interrompendo più volte con fischi ed insulti, gli interventi dei consiglieri di opposizione, ed in particolare quelli dei dissidenti che non intendevano più sostenere quella maggioranza, tacciati di tradimento. Se pensiamo anche che una folla furente tende a mettere in soggezione quanti non allineati al pensiero della piazza è difficile non cogliere questa concomitanza come una grave forma “intimidatoria”. Questa è democrazia?

La manifestazione Pro Sindaco pare sia stata ufficialmente organizzata dai cittadini e non dal partito, ma guarda caso dopo che la Segretaria del PD, durante queste settimane di crisi politica del suo partito, ha più volte riflettuto a voce alta ed in maniera pubblica, anche a mezzo stampa, su come sostenere il Sindaco ovvero se fare una manifestazione di piazza o un sit in di protesta o una fiaccolata. Sembrerebbe proprio che il partito volesse evitare, qualora la situazione fosse sfuggita di mano, di avere responsabilità dirette, per cui meglio se l'organizzazione fosse "esterna". Si lanca il sasso poi si nasconde la mano, un metodo poco edificante.

In piazza e sotto il loggiato del municipio, insieme alla folla urlante, sono state costrette a mescolarsi anche persone che erano venute solo per seguire i lavori del consiglio e comunque vicine alle opposizioni o ai dissidenti o semplici curiosi, costrette ad ascoltare anche volgarità di ogni tipo e "costretti" a non reagire alle offese e agli insulti onde evitare la rissa, cittadini che hanno vissuto quei momenti di tensioni, quasi alla stregua di tifosi che per errore si ritrovano nella curva opposta, probabilmente si saranno chiesti se si trovavano sempre in un paese democratico. E' questa è la democrazia?

Il consiglio comunale non è cosa di una sola parte politica, ma di tutta la città, invece non solo è stata consentita la manifestazione in piazza, ma diffondendo l’audio della seduta verso la piazza, si dava occasione a quanti si prodigavano ad urlare, a scegliere i momenti giusti in cui farsi sentire, senza contare poi che il consiglio tutto è stato svilito a fenomeno da baraccone e di attrazione di una manifestazione di parte. E pensare che senza la manifestazione, la diffusione dell’audio in piazza sarebbe stata un ottimo mezzo al fine di consentire a tutti di seguire la seduta del consiglio. La manifestazione la si poteva fare in un qualsiasi altro momento o in un altro luogo.

Visto il clima molto teso, molti non se la sono sentita di restare. In un paese democratico e libero non esiste che un consigliere si debba sentire minacciato dall’ira della folla mentre svolge il proprio compito, e che debba essere scortato fino all'auto uscendo da una porta secondaria per evitare la folla,in un paese democratico non esiste che i cittadini non si debbano sentire liberi di partecipare ad un consiglio comunale.

Cordiali saluti,

Loris Dall’Acqua Santarcangelo

domenica 16 giugno 2013

LOTTA ALL'EVASIONE MA SENZA COLPIRE NEL MUCCHIO

Il Carlino Rimini 17-06-13
Il Corriere Rimini 19-06-13
La Voce 20-06-13
Il Carlino Quotidiano Nazionale 06-07-13

Mi pare assurdo che si debba morire a causa della crisi economica ed è ancor più assurdo se sull’orlo del baratro ci si debba finire a causa del fisco. Purtroppo c’è chi non ce la fa e decide di farla finita, spesso si tratta di persone vittime di ingiustizie, pressate dal sistema e terrorizzate da un futuro che non vedono. ,
Si apra una riflessione sui metodi attraverso i quali lo Stato provvede alla lotta all'evasione fiscale. La figura dell'imprenditore, continua ad essere considerata quella di un potenziale evasore, non si tiene presente che le aziende non sempre riescono a rientrare in parametri standard, trattandosi di realtà diverse l'una dall'altra, vivono situazioni più o meno felici, influenzate da variabili, spesso non prevedibili. Studi di settore o controlli preventivi, non tengono nella giusta considerazione le peculiarità e le diversità delle singole realtà per cui le azioni di contrasto all’evasione si abbattono alla stessa maniera, anche sugli imprenditori onesti, ma meno fortunati. L’accertamento fiscale è un meccanismo perverso nel quale, una volta entrati, ci si trova praticamente “costretti” ad accettare un compromesso con l’Agenzia delle Entrate, sottoscrivendo un accordo nel quale si ammette di aver commesso un reato di evasione anche se onesti. L’alternativa è quella di inoltrarsi in un percorso legale dall’esito incerto e per il quale, occorre comunque antipare somme che magari non si hanno a disposizione, inoltre, più si prosegue e più si elevano le sanzioni. Pensate a quante attività lavorano con merci deperibili, gli acquisti non sono legati necessariamente all’avvenuta vendita, spesso si ricomprano le merci semplicemente perché si sono deperite. In questo caso come si può documentare la mancata vendita? Il bidone dell’immondizia non rilascia certo fattura o un attestato che possa comprovare un mancato guadagno. Purtroppo l’onestà non è documentabile!

La pressione fiscale è già alta, ma forme di controllo come queste, rischiano di creare serie difficoltà a chi lavora onestamente e fatica a chiudere i conti. Lo Stato deve debellare l’evasione fiscale, ma senza sparare nel mucchio!

Ironia della sorte, saranno proprio i furbetti che hanno evaso ad avere maggiori opportunità economiche per affrontare spese legali, mentre buona parte di quelli che sono in buona fede non se lo potranno permettere.

Uno Stato che struttura la lotta all'evazione calpestando anche la dignità delle persone è difficile considerarlo civile.



Cordiali saluti,

Loris Dall’Acqua Santarcangelo

venerdì 14 giugno 2013

LOTTA ALL' EVASIONE

Il Corriere della Sera 15-06-13


       Si apra una riflessione sui metodi attraverso i quali lo Stato provvede alla lotta all'evasione fiscale. La figura dell'imprenditore, continua ad essere considerata quella di un potenziale evasore, non si tiene presente che le aziende non sempre riescono a rientrare in parametri standard, trattandosi di realtà diverse l'una dall'altra, vivono situazioni più o meno felici, influenzate da variabili, spesso non prevedibili.     Studi di settore o controlli preventivi, non tengono nella giusta considerazione le peculiarità e le diversità delle singole realtà per cui le azioni di contrasto all’evasione si abbattono alla stessa maniera, anche sugli imprenditori onesti, ma meno fortunati. L’accertamento fiscale è un meccanismo perverso nel quale, una volta entrati, ci si trova praticamente “costretti” ad accettare un compromesso con l’Agenzia delle Entrate, sottoscrivendo un accordo nel quale si ammette di aver commesso un reato di evasione anche se onesti. L’alternativa è quella di inoltrarsi in un percorso legale dall’esito incerto e per il quale, più ci si addentra e più si elevano le sanzioni. Pensate a quante attività lavorano con merci deperibili, gli acquisti non sono legati necessariamente all’avvenuta vendita, spesso si ricomprano semplicemente perché si sono deperite.

La pressione fiscale è già alta, ma forme di controllo come queste, rischiano di creare serie difficoltà a chi  lavora onestamente e fatica a chiudere i conti. Lo Stato deve debellare l’evasione fiscale, ma senza sparare nel mucchio!

Cordiali saluti,

Loris Dall’Acqua     Santarcangelo di Romagna (Rimini)

 

REFERENDUM FUSIONE COMUNICATO DI COM-UNICO

L’esito negativo del referendum per la fusione tra i comuni di Savignano e San Mauro deve far riflettere quei comuni che stanno pensando di provarci, in tempi strettissimi, anche in Valmarecchia. La fusione è una grande opportunità, ma ci deve essere una valida proposta di fusione, occorre un buon progetto di base, servono studi di fattibilità e approfondimenti e soprattutto il tempo necessario alle comunità di abituarsi all’idea.

Bisogna chiedersi per quale motivo, un’occasione simile, non sia stata compresa dalla popolazione del Rubicone, bisogna interrogarsi su quali errori di comunicazione siano stati commessi, in modo tale che in altri contesti non debbano ripetersi.

Il primo dato che lascia sconcertati sul referendum è la bassa affluenza alle urne, non si trattava di elezioni sulle quali potesse influire una certa stanchezza o avversione alla politica legata a questioni nazionali, qui era in discussione una scelta legata al territorio, probabilmente l’antipolitica che ha tenuto lontani gli elettori ha radici locali.

Occorre ricordare che Savignano ha già avuto un precedente che potrebbe aver favorito l’astensione ovvero il referendum sul passaggio di provincia di Savignano da quella di Forlì-Cesena a Rimini, nel quale nonostante vinse il SI, la volontà popolare non fu rispettata, con un precedente simile l’idea di inutilità del voto prende il sopravvento, probabilmente si sta pagando anche questo scotto.

L’altro elemento da considerare è il fatto che nel comune più piccolo (San Mauro Pascoli), in cui ha nettamente prevalso il NO, la fusione sia stata percepita come diventare frazione di Savignano. Per capire il motivo di questa disfatta bisogna partire da un’attenta analisi delle ragioni del NO e farne tesoro affinchè non si commettano gli stessi errori, un’ esortazione che rivolgiamo a quanti in Valmarecchia si stanno adoperando in questo senso. Non si può fare il passo più lungo della gamba, noi che crediamo nella fusione siamo ben coscienti del fatto che serva tempo, siamo molto preoccupati del fatto che il primo referendum in provincia di Rimini ovvero quello per la fusione tra Poggio Berni e Torriana, possa avere la stessa sorte o comunque , qualora vincesse il SI possa essere espressione di una ristretta percentuale di votanti, lo stesso dicasi per l'ipotesi di fusione in alta valle in cui non sembra ancora chiaro quale possa essere la proposta di fusione e nonostante questo aspetto tutt'altro che marginale, non è chiaro se ci sia la volontà di prendere questo "treno" in corsa.

Nel Rubicone il tema è stato oggetto di dibattito per anni poi in pochissimo tempo si è premuto improvvisamente l'acceleratore modificando il progetto iniziale a 3 comuni,(che comprendeva anche Gatteo), in un progetto a 2, e facendo partire in quarta l'iter di fusione che in pochi mesi ha portato al referendum. Ci auguriamo che in Valmarecchia si proceda con più tranquillità.



com_unico@libero.it

giovedì 13 giugno 2013

FUSIONE: SI FACCIA ANCHE APPROFONDIMENTO

La Voce 15-06-13

Una fusione tra comuni rappresenta un cambiamento importante per le comunità interessate, un obbiettivo da raggiungere attraverso un percorso fatto di diversi momenti di partecipazione, occasioni in cui occorre coinvolgere attivamente la cittadinanza alla quale bisogna innanzitutto dare informazione. E’ vero che la maggior parte dei cittadini non partecipa attivamente agli incontri di quartiere o di frazione o del proprio comune, ma per quelli che invece partecipano alla vita pubblica, da parte delle istituzioni deve esserci l'impegno a dare un’informazione chiara, semplice e corretta, con un linguaggio comprensibile a tutti, ma al tempo stesso pronta anche all’approfondimento o a scendere nel dettaglio.

Quando si dice che con la fusione si risparmia, al cittadino interessato al tema, un'amministrazione non può limitarsi a dire che accorpando gli uffici si spende meno, al cittadino che vuole saperne di più bisogna essere in grado di specificare come e quanto si potrà risparmiare.

Purtroppo, le amministrazioni che avanzano la proposta di fusione restano sempre sul vago, mentre sarebbe una questione anche di correttezza e serietà scendere nello specifico. Abbiamo già visto cosa è accaduto con la nascita delle unioni, anche in quei casi si diceva che si sarebbe dovuto risparmiare ma spesso è rimasto un proposito disatteso, con la fusione deve esserci l’impegno ad ottimizzare i costi sul serio ed in maniera sostanziale.

Guardiamo quanto ci costa all’anno ogni singolo ufficio e proviamo ad ipotizzare, nella maniera più concreta possibile, quello che potrebbe essere il costo annuo dell’ ufficio accorpato.

Analizziamo quindi anche il costo generale delle singole realtà amministrative e mettiamolo a confronto con una proiezione di quello che potrebbe essere il Comune Unico vediamo quindi quanto risparmieremo ogni anno e magari vediamo come si potrebbe tradurre anche sulle tasche dei cittadini che avrebbero il sacrosanto diritto di pagare di meno dei servizi che costano meno anche all’ente erogatore.

Più aspetti della fusione vengono affrontati prima, e non lasciati al caso, più facile sarà per i cittadini apprezzare l’idea della fusione, così come, potrebbe essere percepita come un'opportunità anche per i cittadini, se il vantaggio economico fosse tangibile anche per loro.



Cordiali saluti,

Loris Dall’Acqua Poggio Berni

martedì 4 giugno 2013

SANTARCANGELO C'ERA UNA VOLTA UN FEUDO

          La Piazza 05-06-13
          La Voce 07-06-13
          Il Giornale di San Marino 07-06-13
          Il Corriere 12-06-13

Anche i ricchi piangono e anche i miti crollano! Dopo più di 60 anni, quello che fino a pochi anni fa era considerato uno dei tanti feudi rossi, da qualche giorno si ritrova, come mai accaduto prima, col sindaco dimissionario.
A cosa si deve la crisi di questa maggioranza? Di chi è la responsabilità di questa situazione? I partiti di maggioranza lanciano accuse a destra e a manca, ma senza mai un briciolo di autocritica, che in questo caso sarebbe veramente necessaria. Come per tutti i mali, quando non si provvede a curarsi e si trascurano quei sintomi iniziali che col tempo si fanno sempre più acuti, poi ci si accorge che c’è un problema e che è troppo tardi per curarsi.
I primi sintomi risalgono alla fine della scorsa legislatura, quando due consiglieri di maggioranza escono dal partito sbattendo la porta e criticando aspramente quella politica del mattone per la quale si stava contraddistinguendo la precedente amministrazione, e per un modus operandi non più accettabile, uno strappo che fu alla base della nascita della locale lista civica. Già all’avvio della nuova legislatura, avvenuto quattro anni fa, si levarono critiche alla nuova amministrazione rea di proseguire all’insegna della continuità politica di chi li ha preceduti, strali che giungono non solo dalle fila dell’opposizione, ma anche della maggioranza.
Critiche sugli strumenti urbanistici, sull' Asp e sulle sorti dell’Ospedale, critiche che in passato sono giunte anche dal Psi, anche se oggi è l’unico alleato rimasto a sostenere la maggioranza, ma in passato non ha lesinato accuse all’amministrazione Morri. Frattura con l’Idv che passa all’opposizione, situazione che comporta anche un imponente rimpasto di giunta. Venendo agli ultimi mesi, sono due consiglieri del Pd ad esprimere i propri distinguo e il problema è sempre quello: l’oligarchia di quel partito in cui sembra che pochi decidono e gli altri siano considerati solo quelli che in consiglio dovrebbero alzare passivamente la mano per avallare qualsiasi cosa, roba da Medioevo.
Con le dimissioni del Sindaco inizia il conto alla rovescio in cui ci sono i 20 giorni previsti per legge entro i quali Morri può provare a ripresentare un bilancio sul quale sperare di trovare una maggioranza, diversamente le dimissioni diventerebbero effettive.
Chi ha la responsabilità di questa situazione è il Sindaco che non ha saputo ascoltare i malesseri palesi tra le fila della maggioranza, ma soprattutto il suo partito, il Pd che nulla di sostanziale ha fatto per risolvere le discrepanze che si stavano accentuando. Il voto in consiglio non è una semplice alzata di mano, ma significa assumersi delle responsabilità e talvolta non solo politiche, non va “condannato” chi decide di non prestare il fianco ad una gestione sbagliata, ma piuttosto chi in maniera politicamente arrogante considera le proprie scelte al di sopra di ogni giudizio, facendo sempre orecchie da mercante di fronte alle problematiche più volte espresse dagli alleati.
Sono Morri e il Pd i responsabili di questa situazione.
Cordiali saluti,

Loris Dall’Acqua       Santarcangelo