martedì 27 novembre 2012

VALSAMOGGIA DICE SI ALLA FUSIONE

 Il Corriere 28-11-12

In Valsamoggia si è tenuto l'atteso referendum consultivo previsto per scegliere se procedere verso la fusione dei 5 comuni al fine di costituire un comune unico o restare ognuno sotto al proprio campanile, anche se questo rischia di penalizzare i propri cittadini ai quali, i piccoli comuni, riescono a garantire a malapena i servizi.
In Valsamoggia i cittadini hanno detto sì! Anche se in due comuni ha prevalso il no, il risultato complessivo è comunque stato positivo, peccato che il referendum fosse solo consultivo in quanto si consente alla politica di decidere con il rischio di veder ribaltata la volontà popolare, anche se, ci si augura che nessuna forza politica si voglia prendere la responsabilità di non rispettare il voto popolare.

Per una valle che decide ce n'è un' altra che entro questo mandato elettorale (il 2014) si accingerà a consultare la cittadinanza. Nella Valle del Rubicone è infatti iniziato il processo di fusione che porterà presto i residenti di Savignano sul Rubicone e San Mauro Pascoli a scegliere se trasformarsi in un Comune Unico.

Di fronte a questi cambiamenti in atto come questi, come si può stare semplicemente alla finestra a guardare cosa fanno gli altri?

In Provincia di Rimini purtroppo si parla solo di Unioni e poco e malvolentieri di fusioni, anche se, qualche timida ed esigua ipotesi di fusione, da parte di chi è forza di governo in Valmarecchia comincia a farsi avanti.

Riuscirà il risultato della Valsamoggia a dare maggior slancio al tema ed a far si che si apra un dibattito serio e costruttivo?

Cordiali saluti,


Loris Dall'Acqua Poggio Berni

domenica 25 novembre 2012

TURISMO a 11 un'altra LETTERA A COM_UNICO

La Voce 27-11-12

Sarebbe interessante capire fino in fondo come mai il club di prodotto ”Malatesta & Montefeltro” sia fallito miseramente! La legge regionale comprende una galassia di sigle di societa’, una molteplicita’ di progettazioni e di funzioni, di elargizioni, compensi, indennità forse condizionati da logiche politiche e soprattutto partitiche il tutto centralizzato tramite APT Servizi S.R.L. costituita dalla stessa regione che detiene il 51% delle quote sociali e sistema Camere di commercio della Regione con il 49% attraverso la quale “innovare” il Turismo Regionale soffocandola pur minima autodeterminazione dei territori che rischia di ridursi alla sola scelta della carta e dei totem turistici.



Già nel giugno del 2010 si era auspicato di riuscire entro il 2015 a portare a 200.000..le attuali 160.000 presenze turistiche annue nelle nostre colline un + 8% entro il 2015 appare ridicolo in mancanza di un progetto. Attualmente su 100 turisti che vengono nella nostra zona, 80 cercano il mare e 20 cercano la collina e la montagna sembra quasi che non si voglia in definitiva creare una nostra propria identità che per noi significherebbe un vero sviluppo per le prossime generazioni al di la dei radicalismi od esclusioni ma sempre nell’intento di creare un prodotto il più appetibile possibile per il mercato.

Quale identita’ sapremo costruire o far emergere lo potremmo sapere solo noi che la valle la viviamo tutti i giorni, non lo possono sapere certamente da Reggio Emilia: Il sindaco di Pennabilli, ad esempio, in più occasioni affermava, che pensare ad un prodotto autonomo per l’entroterra fosse una contraddizione, che occorreva trovare una interazione fra il turismo di riviera e di collina, forse dimenticando che bagnini e gli altri gestori della costa, per non far scappare il turista, se potessero , lo legherebbero all’ombrellone.

Ma vediamo i soldi del 2012 che ammontano a ben 34.712.000 euro REGIONE EMILIA –ROMAGNA quanti ne vengono adoperati per sostenere l’ente e quanti per realizzare progetti? Quali grandiosi progetti aveva in mente la Provincia per noi?

19 milioni se li portano via UNIONI DI PRODOTTO E APT che rappresentano il 54,31% della torta.

6 milioni al consorzio fidi e cooperative di garanzia

700.000 euro a progetti innovativi

510.000 ai comuni

250.000 all’osservatorio turistico regionale

1.900.000 alle stazioni sciistiche

7.500.000 fondi nazionali per il restyling recettive dedicate al congressuale

Sarebbe utile sapere la ricaduta di questi finanziamenti nella nostra vallata del Marecchia nei vari termini una domanda che ci pare più che legittima.

Come si può parlare di sviluppo della Valmarecchia, senza una viabilità e mobilità adeguate, senza la manutenzione dei nostri fiumi e la salvaguardia della montagna?

Se queste problematiche non vengono discusse decise e pianificate nel breve tempo credo non ci aspetti altro che il default politico ed economico di questa triste valle.

Turismo di vallata con regia unica radiocomandata da Reggio Emilia? No, grazie! Il regista lo vogliamo in Valmarecchia.


Amico di com_unico

lunedì 19 novembre 2012

FUSIONI di ALMENO 10.000 abitanti !!!

LA LEGGE NON CONSENTE LA NASCITA DI NUOVI COMUNI CON MENO DI 10.000 ABITANTI

SALVO CHE CIO' AVVENGA TRAMITE FUSIONE

MA......

SE IL LEGISLATORE PER I NUOVI COMUNI INDIVIDUA UN MINIMO DI 10.000 ABITANTI PROBABILMENTE CI TROVIAMO DI FRONTE AD UNA SOGLIA SOTTO LA QUALE SAREBBE AUSPICABILE NON SCENDERE ANCHE PERCHE' PASSARE DA UN PICCOLO COMUNE AD UN COMUNE CHE E' SOLAMENTE POCO PIU' GRANDE NON SI RAVVISA QUEL SALTO DI QUALITA' CHE TANTI SI ATTENDONO.



Dal testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali
g.u. n 227 del 28 .9.2000 ..n. 162
.......

Articolo 13
Funzioni

1. Spettano al comune tutte le funzioni amministrative che riguardano la popolazione ed il territorio comunale, precipuamente nei settori organici dei servizi alla persona e alla comunita', dell'assetto ed utilizzazione del territorio e dello sviluppo economico, salvo quanto non sia espressamente attribuito ad altri soggetti dalla legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze.
2. Il comune, per l'esercizio delle funzioni in ambiti territoriali adeguati, attua forme sia di decentramento sia di cooperazione con altri comuni e con la provincia.
Articolo 14
Compiti del comune per servizi di competenza statale

1. Il comune gestisce i servizi elettorali, di stato civile, di anagrafe, di leva militare e di statistica.
2. Le relative funzioni sono esercitate dal sindaco quale ufficiale del Governo, ai sensi dell'articolo 54.
3. Ulteriori funzioni amministrative per servizi di competenza statale possono essere affidate ai comuni dalla legge che regola anche i relativi rapporti finanziari, assicurando le risorse necessarie.
Articolo 15
Modifiche territoriali fusione ed istituzione di comuni

1. A norma degli articoli 117 e 133 della Costituzione, le regioni possono modificare le circoscrizioni territoriali dei comuni sentite le popolazioni interessate, nelle forme previste dalla legge regionale. Salvo i casi di fusione tra piu' comuni, non possono essere istituiti nuovi comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti o la cui costituzione comporti, come conseguenza, che altri comuni scendano sotto tale limite.
2. La legge regionale che istituisce nuovi comuni, mediante fusione di due o piu' comuni contigui, prevede che alle comunita' di origine o ad alcune di esse siano assicurate adeguate forme di partecipazione e di decentramento dei servizi.
3. Al fine di favorire la fusione dei comuni, oltre ai contributi della regione, lo Stato eroga, per i dieci anni successivi alla fusione stessa, appositi contributi straordinari commisurati ad una quota dei trasferimenti spettanti ai singoli comuni che si fondono.
4. La denominazione delle borgate e frazioni e' attribuita ai comuni ai sensi dell'articolo 118 della Costituzione.
Articolo 16
Municipi

1. Nei comuni istituiti mediante fusione di due o piu' comuni
contigui lo statuto comunale puo' prevedere l'istituzione di municipi nei territori delle comunita' di origine o di alcune di esse.
2. Lo statuto e il regolamento disciplinano l'organizzazione e le funzioni dei municipi, potendo prevedere anche organi eletti a suffragio universale diretto. Si applicano agli amministratori dei municipi le norme previste per gli amministratori dei comuni con pari popolazione.

CON LE FUSIONI COMUNI DI ALMENO 10.000 ABITANTI !!!

sabato 17 novembre 2012

SANITA' : L' ETICA BATTUTA DAL BUSINESS?

Lettere a Com_unico

E se l'ospedale di Novafeltria dovesse essere chiuso, che ne sarà di tutta l'Alta Valmarecchia? Saremo condannati a crepare in un' ambulanza che corre verso Rimini e rimane imbottigliata nel traffico della Marecchiese? Lo scandalo non è solo il rischio di assistere a tagli indiscriminati su questo settore, ma anche quello di aver riempito il territorio di Domus Mediche PRIVATE dove si PAGA, dove si trova di tutto e di più, un di piu ovviamente a Pagamento che non viene garantito dalla sanità pubblica, ed ora il conto è salato, rischio chiusura o depotenziamento tanto gli italiani quel che non trovano si rassegneranno a mettere mano al portafoglio. La sanita' pubblica non puo' essere business e basta, deve migliorare la qualita' della vita e la prevenzione dei cittadini tutti con il minor costo possibile, ma senza lesinare nè letti, nè servizi, nè qualità ed organizzazione medica. Esistono poliambulatori attrezzati PUBBLICI? La sanita' di eccelenza dov'e' ? Dov'e' la RSA? Dov'e' il reparto di auxologia e diabetologia? A Novafeltria non so perchè ma se lo aspettavamo in tanti! Nei fatti se l'è fatto l' Ospedale di Rimini e ancora, dov'e' la riabilitazione fiosioterapeutica? Dove sono finite le nostre ANALISI ED OPERATORI? Proviamo a cercarli a Rimini e nelle DOMUS MEDICHE private e COOP SERVIZI per vedere se come i topolini si sono messi in salvo per tempo?


Amico di com_unico

UNIONE: continuano ad arrivare lettere a com_unico

Dalla Bacheca di Com_unico

"Sono proprio le economie di scala che si possono realizzare a livello di vallata a garantire la possibilità che tutti i cittadini della Valmarecchia abbiano lo stesso standard di servizi." Stesso standard e stessi costi da Santarcangelo a Casteldelci? Urge riflessione e discussione pubblica quella che finora è stata concessa solo a Casteldelci...
"Tra le prime azioni che saranno messe in campo la proposta di un COORDINAMENTO DEI SINDACI DELLA VALMARECCHIA, per un’ azione di raccordo permanente dell’attività amministrativa, associata ad una Conferenza Territoriale periodica che coinvolga tutti gli eletti nei Consigli Comunali, per attivare così un ampio processo partecipativo, un’adeguata comunicazione nel territorio e condivisione delle scelte. Tra le prime cose da fare la definizione di un PIANO STRATEGICO DI VALLATA (nel quale potrebbe essere ricompreso il progetto di creazione del marchio turistico “Valmarecchia”), una proposta complessiva sulle infrastrutture e mobilità, un’aggregazione forte per lo sviluppo del turismo, servizi alla persona e all’impresa."

Con questa classe dirigente il rischio è che si istituiscano i soliti tavoli tecnici, dove si parla e non si decide nulla, e mai come ora la Valmarecchia si trova di fronte a delle scelte importanti in cui decidere è una necessità visto che, diversamente il rischio a cui si va incontro è che si adottino iniziative calate dai piani più alti.

Amico di com_unico

venerdì 16 novembre 2012

SANITA' RISCHI SEMPRE PIU' CONCRETI

OSPEDALE FRANCHINI, SACRA FAMIGLIA, CLINICHE PRIVATE e SALE OPERATORIE
Preoccupazione generale sulla sanità in generale la scure dei tagli pare abbattersi dove fa più male ovvero sui cittadini le notizie in merito sono sconsolanti:
- al FRANCHINI A SANTARCANGELO staremo altri 6 mesi senza primario, e se ricordate le motivazioni con cui, il primario che vinse il bando, rinunciò al posto mantengono vivo il timore in molti che un luminare della chirurgia alla mammella avrebbe fatto fatica a trasferirsi in un ospedale dal destino incerto. Incertezza aggravata dal fatto che all'INFERMI di RIMINI ha appena inaugurato il reparto di senologia.....
- SACRA FAMIGLIA A NOVAFELTRIA "Giù le mani dal laboratorio di analisi" questo il grido all'unisono dell'Alta Valmerecchia contro l' AUSL e ricordiamo che l'ausl sui nostri ospedali aveva dato rassicurazioni sul fatto che non sarebbero stati depotenziati
- CLINICHE PRIVATE anch'esse a rischio? Senza il cofinanziamento pubblico lo saranno eccome e nel riminese si fanno nomi eccellenti
- E' di ieri la notizia che nelle vicine Marche in alcuni piccoli ospedali per metà dicembre verranno chiuse le sale operatorie


LOTTIAMO PER I REPARTI

LOTTIAMO PER I POSTI LETTO

LOTTIAMO PER I NOSTRI OSPEDALI!

Loris Dall'Acqua

NO ALL' UNIONE A 11 by Lettere a com_unico

NO ALL'UNIONE A 11

Perché è un ente di 2° grado, che significa ad elezione indiretta e che non è nemmeno in grado di garantire la rappresentanza di tutte le forze politiche.

Perché il controllo delle dichiarazioni ISEE, il sistema informativo
territoriale, la pianificazione del territorio, la gestione catastale,
l'informazione turistica, i servizi alla persona (sempre disomogenei), la gestione dell'RSU, la
programmazione urbanistica e degli uffici tecnici sono una vera babilonia.

Non facciamoci scappare l'occasione di esaminare seriamente con tutti e cioè forze politiche-sociali- sindacali ed istituzionali, quale sia la dimensione territoriale ottimale ed
omogenea per area geografica e quale riorganizzazione istituzionale
locale più congeniale alla Valmarecchia certamente non così vasta come ipotizzata dal PD.

Quand'è che una UNIONE di comuni può raggiungere il maggior grado di solidità? Quali sono, o possono essere le scale di paragone ? In Alta Valmarecchia la revisione della macchina
politico organizzativa dovrà essere compiuta sempre a seguito della
nuova Legge della Regione E.R. la n. 10/2008, e le tante novità introdotte successivamente tra cui quelle della spending review che non obbliga ad Unioni ma ad associare i servizi. Da questo punto di vista i circoli del PD della Valmarecchia hanno iniziato a progettare L’ UNIONE A 11 COMUNI
per governarli unitariamente e magari con un monocolore politico?


Normalizzazione centralistica e burocratica,
già in essere nella attività normativa e politico - amministrativa della
Regione dove la parvenza democratica di decentramento di deleghe e
funzioni risponde comunque ad una logica di potere e controllo a sistema
delle politiche territoriali , quale metodo di lavoro e processo
permanente alla base delle scelte di governo locale. Per il PD della
Valmarecchia tutto ciò assume un obbiettivo di tipo strategico per un
programma politico amministrativo condiviso.



Amico di com_unico

giovedì 15 novembre 2012

E SE L'ALTAVALMARECCHIA SI SPOPOLA?

SPOPOLAMENTO E SPOLPAMENTO

LA RISPOSTA DI COM_UNICO
 
Lo spopolamento della montagna è un rischio reale per l’Alta Valmarecchia, 50 anni fa essa era popolata tanto quanto lo è oggi la pianura. Come ricordate nei vostri commenti ai tempi un paese come Sogliano al Rubicone contava 15.000 abitanti più o meno quanti ne contava Santarcangelo negli anni ’80. Purtroppo molteplici fattori hanno spinto molti residenti a spostarsi a valle e verso la città tant...
o che da 15.000 si è passati a 3.000.
A Sogliano il fenomeno dello spopolamento probabilmente si è arrestato con la l’arrivo della discarica che ha portato tanti elementi negativi nella valle ma come tutte le medaglie al rovescio corrisponde il dritto. Sogliano per tenere sul proprio territorio la discarica è diventato un comune ricco e ha provveduto a distribuire questa ricchezza sul territorio: lo ha fatto recuperando i propri borghi che sono stati riqualificati, e sta offrendo una serie di incentivi ai residenti come una bassa tassazione, mutui agevolati per l’acquisto della casa, trasporti e asili gratuiti per i bambini ecc. tutte soluzioni che incentivano quanti faticano a fare quadrare i conti a scegliere Sogliano rispetto ad altri comuni.
QUALE FUTURO PER L’ALTA VALMARECCHIA?
Anche l’Alta Valmarecchia ha conosciuto il fenomeno dello spopolamento, siamo passati dai 30.000 abitanti del 1940 agli attuali 17.268 cittadini , spalmati su 7 comuni con oltre 2.000 stranieri abbiamo perso dunque oltre 15.000 abitanti, senza investimenti che portino beneficio ai residenti e alle imprese del territorio il rischio è che la storia si ripeta.
Un paese come Casteldelci da 1.800 a meno di 500 probabilmente, se si fosse realizzato il parco eolico questo avrebbe creato posti di lavoro invogliando i giovani a restare in Valmarecchia.
L’area artigianale che in sede di Ptcp è stata chiesta e non concessa è un altro esempio di come lasciar scappare i giovani che sono il futuro della valle. La risposta lapidaria della Provincia per chi se lo fosse dimenticato fu che per chi desiderasse investire in un’area artigianale la risposta era che lo avrebbero potuto fare nel Triangolone.
Un altro colpo inferto alla Valmarecchia.
Anche il collegamento con la E 45 contribuirebbe a far si che la Valmarecchia non si sentisse isolata e tagliata fuori dal mondo oggi l’unico asse di collegamento tra Rimini e Sansepolcro è la Marecchiese con i limiti che tutti conosciamo ed il tempo di percorrenza per raggiungere una parte o l’altra influisce sulla scelta di abitare o meno in Alta Valmarecchia o decidere di prendervi solo un casolare per il week-end.
Niente investimenti, niente futuro.

mercoledì 14 novembre 2012

VIA PROVINCE E UNIONI

Il riordino territoriale ha finalmente provveduto a dare una sforbiciata alle Province, un’azione tesa ad abbassare i costi della politica e della pubblica amministrazione, anche se, quando si adottano soluzioni parziali, alla fine si rischia, che nel breve termine, si ritorni a spendere anche più di prima.
Colgo favorevolmente il taglio del numero delle Province, ma non nego che avrei preferito la loro completa cancellazione, un ipotesi che continuo comunque a caldeggiare, le poche funzioni rimaste in capo alle Province si sarebbero potute ripartire tra Comuni e Regione senza tante difficoltà. Gli accorpamenti che si stanno attuando in questi mesi, anche se ne riducono il numero ad una cinquantina, stanno generando di conseguenza la nascita di Unioni di comuni che altro non sono che enti di secondo livello che si pongono a metà strada tra Province e Comuni allo scopo di gestire funzioni e servizi in forma associata, ma a questo punto le Unioni saranno numericamente superiori al numero di Province che si volevano ridurre è questo genera solo un effetto: l’ incremento delle poltrone.

Altra considerazione è il rapporto numerico tra Regioni e Province. Col nuovo assetto territoriale che ci viene prospettato dovremo avere una cinquantina di Province amministrate da una ventina di Regioni ci ritroveremo quindi in media 2-3 Province per ogni Regione e vien da se che se avessimo provveduto ad un piccolo frazionamento delle Regioni più grandi e popolose avremmo potuto tranquillamente attuare un riordino degno di questo nome.

A mio avviso le Regioni dovrebbero avere come interlocutori diretti sul territorio Comuni di media grandezza ( incentivando quindi le fusioni), facendo sparire completamente le Province, le Unioni, le Comunità Montane ecc.

Questa formula sarebbe più snella e al tempo stesso in grado di gestire il territorio in maniera più attenta e puntuale, oltretutto i tempi di intervento si ridurrebbero notevolmente senza tutti questi organi intermedi.

Cordiali saluti,

Loris Dall’Acqua Poggio Berni

ALTA VALLE: SENZA IDEE RISCHIO SPOPOLAMENTO

La Voce 15-11-12
IL CITTADINO CHIAMA,
         COM-UNICO ASCOLTA
 
Un amico geometra ha predisposto dei documenti per un atto di compravendita di un'abitazione nel comune di Casteldelci. Gli acquirenti erano due riminesi, il venditore era un pensionato nato e vissuto a Casteldelci. Questo signore vendeva la propria unica abitazione a due riminesi che l'avrebbero utilizzata, forse, come seconda casa. Il signore di Casteldelci mi ha raccontato che era contento di andarsene, che non ne poteva più, che aveva preso un appartamento in affitto a Novafeltria. Ho pensato che doveva aver fatto due conti, e che con i soldi della vendita e la pensione (suppongo minima), poteva permettersi una vita più comoda. Poi mi ha detto che su venti persone del suo vicinato, solo due gli hanno detto che faceva bene, mentre tutti gli altri l'hanno sconsigliato dicendo che era matto.

Alla fine della fiera Novafeltria ha un abitante in più, un anziano un po' matto che passa i pomeriggi a leggere il giornale al bar senza consumare più di un caffè. Casteldelci ha un abitante in meno e due vecchi appartamenti che saranno abitati per pochi giorni all'anno, da persone che non saranno mai integrate nella realtà di Casteldelci perché non hanno interesse in tal senso. Quanto valeva il nostro pensionato per il territorio di Casteldelci e quanto vale per il territorio di Novafeltria?

L'aspetto drammatico è proprio questo, il nostro è un territorio che rischia di spogliarsi dell'unica ricchezza che ha: i suoi abitanti. Se vengono a meno servizi essenziali il rischio di spopolamento sarà inarrestabile.



Amico di com_unico

martedì 13 novembre 2012

RIORDINO TERRITORIALE di Wiva ComUnico


La Voce 14-11-12
L'esigenza del contenimento dei costi della politica e di quelli amministrativi ha generato diverse azioni che, in maniera più o meno diretta, hanno imposto vecchie e nuove riflessioni. Il riordino delle province era la base su cui poggiavano le riflessioni sulle grandi unioni; con la soppressione delle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini in favore della nascita della provincia Romagna vengono abbattuti i vecchi confini provinciali, per cui si apre la strada anche ad alcune riflessioni che, fino a pochi mesi fa, erano impensabili, sebbene permangano confini legati al distretto sanitario.

L'inizio del percorso di fusione dei vicini comuni del Rubicone, nonchè l'ipotesi di finanziamento decennale che la normativa prevede per questo tipo di soluzione, devono aver finalmente favorito in Valmarecchia, all'interno del Pd, la nascita di valutazioni e ragionamenti diversi dall'unione a 11. Lo ha fatto Vincenzo Sebastiani, ex sindaco di Novafeltria, che ha avanzato informalmente l'ipotesi di fusione di 3 comuni dell'alta Valmarecchia (Novafeltria, Talamello e Maiolo) e lo ha fatto anche Daniele Amati, sindaco di Poggio Berni, che avanza la riflessione di fondersi con qualche comune limitrofo, pur senza indicare quale/i, lasciando però campo aperto alle varie ipotesi, nelle quali si potrebbe anche inserire Borghi, non più separato da confini provinciali.

L'obbiettivo che noi di Com_Unico ci siamo posti nel lungo termine è quello del raggiungimento di un grande Comune della Valmarecchia e di un grande Comune del Montefeltro, ma, nel breve termine, possiamo ritenerci soddisfatti del raggiungimento di un primo obbiettivo ovvero una più ampia trasversalità del tema della fusione, che, in Valmarecchia, sembrava appannaggio solo di alcune forze politiche. Con l'apertura adesso da parte di esponenti del Pd ad ipotesi di fusioni, anche se parziali, finalmente si potrebbe aprire la possibilità di un dibattito e di un confronto veri. Nel gruppo che abbiamo creato su facebook "Verso quale Valmarecchia", che conta poco meno di 200 iscritti, questi passi in avanti stanno facendo fioccare molti commenti e contributi.

Interessante, poi, è la proposta di gestione del turismo, che esorta a fare sistema da subito e propone, in questo caso, una Valmarecchia unica la cui regia sia la Valmarecchia stessa.



com_unico@libero.it

venerdì 9 novembre 2012

TURISMO VALMARECCHIA COME FARE SISTEMA?

LA VOCE 11-11-12
IL CORRIERE 14-11-12

Se dal punto di vista amministrativo, l'idea di una gestione di servizi e funzioni attraverso un’Unione a 11 è preoccupante, essendo preferibile l’attuale assetto costituito da un’Unione Montana a 7 e un’ Unione a 4 all'interno delle quali valutare ipotesi di FUSIONE, sotto il profilo turistico è invece opportuno, provvedere al più presto a “fare sistema”. Abbiamo il dovere di credere nella Valmarecchia quale meta da proporre sul mercato turistico, non più come appendice e ripiego del turismo della costa, ma come un “prodotto indipendente".

Da meta di escursionismo a meta turistica, questo è il salto di qualità che dobbiamo fare, quello necessario che ci faccia mettere in campo tutte quelle azioni volte a far conoscere una Valmarecchia in cui poter anche soggiornare in cui vengano messe in rilievo tutte le eccellenze del territorio sotto il profilo storico, culturale, enogastronomico, paesaggistico, ecc.

Per provvedere a tutto questo, occorre una regia che svolga un ruolo di coordinamento e che si occupi di far conoscere anche oltre i confini regionali la nostra realtà, una gestione in forma associata che deve mantenere in Valmarecchia il suo potere decisionale e non deve dar adito alla creazione dell’ennesimo carrozzone.

Mi auguro si colga al più presto questa opportunità senza che dal cilindro magico il PD se ne esca con il solito Consorzio a cui aderire, sarebbe un'idea preoccupante, in quanto se così fosse, ci troveremmo a confrontarci con enti che nulla hanno a che fare con la Valmarecchia mentre sarebbe il caso di individuare una soluzione "nostrana", nel possibile che non vada ad aggravare né ora né in futuro le casse dei nostri comuni, e che non deleghi il potere decisionale ad altri che siano fuori dalla nostra vallata. Un nuovo ente che avrà poi bisogno di un presidente, un vice presidente, di consiglieri, dirigenti ecc. , che percepiranno indennità e rimborsi non è quel che fa per noi.

Una soluzione potrebbe essere l’utilizzo delle attuali unioni alle quali conferire delega in materia turistica, una delega piena per quanto riguarda le strategie di promozione e valorizzazione turistica, istituendo un tavolo permanente tra le due unioni in cui si definiscano le strategie turistiche comuni; un tavolo che interagisca frequentemente con la realtà del territorio, provvedendo, quindi, ad aprire il medesimo anche ad associazioni di categoria, turistiche ed ad altri portatori di interesse.

Qualora si ravvisasse invece la necessità di favorire la nascita di un asse pubblico – privato, al fine di rispondere anche a quanto stabilito dalla legge regionale 7/1998, questo dovrebbe assolutamente tenere in considerazione alcuni elementi quali:

- La necessità di mantenere il potere decisionale in Valmarecchia

- La valorizzazione e salvaguardia dei due elementi che contraddistinguono il territorio: il fiume e la montagna

- Che i comuni facenti parte di un club o unione di prodotto siedano con pari dignità ( con un' Unione di prodotto si possono anche allacciare legami e provvedere a sinergie con la stessa costa romagnola per una vera valle unica )

- Che ci sia equità nella ripartizione delle risorse qualora si riescano ad intercettare fondi provenienti da altri enti evitando un contesto fatto di figli e figliastri

- Che non si costituisca un carrozzone fatto di poltrone da occupare, ma che le varie componenti vi siedano a titolo gratuito.



Loris Dall'Acqua     Poggio Berni



giovedì 8 novembre 2012

RIORDINO TERRITORIALE

RIORDINO TERRITORIALE


A molti è sfuggito l'articolo su La Voce in cui venivano riportate alcune dichiarazioni della Vice Presidente della Regione in merito al riordino territoriale quindi ho provveduto alla sua trascrizione quasi integrale



DICHIARAZIONI DELLA SALIERA tratte dall' art de La Voce del 28 Ottobre 2012



La Regione si prepara ad obbligare tutti i comuni a gestire i servizi in forma associata in modo che non ci siano più 348 comuni come interlocutori, ma 40-50 unioni. A dirlo è il vice presidente di viale Aldo Moro Simonetta Saliera intervenuta alla conferenza provinciale delle donne del Pd di Bologna.

" Entro qualche mese - anticipa la Saliera - proporremo e vareremo una legge che rafforzi l'obbligatorietà della gestione associata" perchè si restringa il campo di confronto a 40-50 unioni.

La numero due della Regione critica poi apertamente il premier Monti e il suo esescutivo "La volontà di questo Governo al pari del precedente mi pare essere quella di utilizzare questa crisi per ridurre l'autonomia degli enti locali e per tornare a un centralismo pre -1970 di cui già cominciamo a sentire le ricadute in termini di minori risorse per minori servizi alle persone."

Come Emilia - Romagna assicura la Saliera contrasteremo questo nuovo centralismo e proponiamo una vera riforma dello stato a partire dalla nascita della camera delle autonomie in parlamento fino alla reale cancellazione di quelle diramazioni provinciali dello stato che sono doppioni rispetto agli enti locali la cui condizione imprescindibile è quella di avere, a tutti i livelli locali, una reale autonomia finanziaria basata sulla responsabilità degli amministratori verso cittadini ed elettori. Saliera si augura dunque che Pier Luigi Bersani inserisca nel programma del Pd una forte riforma dello stato che vada in questa direzione.


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CONSISERAZIONI:


Ho alcune perlessità in merito alle dichiarazioni della Saliera che sintetizzo in queste 5 domande:


- La Saliera vede in questi governi un tentativo di ritorno al centralismo pre anni '70, ma con le Unioni non si provvede forse a centralizzare in questi enti di secondo grado poteri di cui vengono spogliati i Comuni?

- La Saliera parla di Unioni e dimentica di citare le Fusioni anche queste assieme alle Unioni contribuiscono a ridurre gli interlocutori con la quale la Regione si dovrà rapportare, non ritiene le fusioni più dignitose e rappresentative del territorio rispetto le Unioni?

- Perchè ad ogni ambito che la Regione ha individuato anzichè lasciar decidere le amministrazioni locali non viene posto il quesito referendario ai cittadini dando loro facoltà di scelta tra Unione o Fusione ?

- La Saliera demonizza i doppioni ma le Unioni non sono forse dei doppioni quando le deleghe a queste conferite non sono "piene"?

- La Saliera, frazionando il territorio regionale in Unioni, non crede di appesantire ulteriormente l'amministrazione del territorio visto che si creano grandi Unioni, ma non spariscono le province, ma soprattutto la Salieracsi sveli l'arcano che a tutti sta a cuore: che fine ha fatto fare al Pepe?


Loris Dall'Acqua Poggio Berni

sabato 3 novembre 2012

CRISTIANITA' A RISCHIO ESTINZIONE?

Può una società sempre più multi etnica diventare il pretesto per imporci la rinuncia ai riti e ai simboli della nostra religione? Le istituzioni devono mantenere, come è giusto che sia, una certa laicità, ma è innegabile che la nostra storia affondi le radici nel Cristianesimo, così come è un dato inconfutabile che la religione Cattolica sia quella che in Italia conti il maggior numero di fedeli.
Tra le istituzioni pubbliche e la Chiesa da sempre esistono, in via più o meno informale, rapporti consolidati, non mi riferisco solo a quanto stabilito dai Patti Lateranensi, ma anche in altri ambiti in cui si sono instaurate delle consuetudini alle quali non è giusto rinunciare.
In una società multi etnica e globalizzata in cui coesistono più religioni deve essere prioritario l’insegnamento del rispetto per le religioni, ma purtroppo c’è chi pensa che, mettere in essere tutto ciò, significhi censurare la nostra religione.
I casi di cui siamo stati testimoni in questi anni sono tanti: dalla distruzione di presepi realizzati per le vie e le piazze di alcune città, alla pretesa di rimozione dei crocifissi da pubblici edifici, alla distruzione di statue raffiguranti icone sacre, alla volontà di vietare la realizzazione dei presepi nelle scuole.
Chi pone veti purtroppo utilizza come scusa quella di tutelare delle minoranze religiose che purtroppo vengono invece usate come capro espiatorio da chi vuole celare un certo ateismo per non dire intolleranza verso i cristiani e non parlo di quanti sono immigrati nel nostro paese bensì di chi occupa posti di potere e che non esita ad approfittarsi del proprio ruolo per imporre le proprie camuffate da un certo " buonismo" che deve essere invece smascherato.
Purtroppo sto rilevando un' escalation continua di azioni tese a relegare all' angolo la nostra religione. Ultimamente ho visto oggetto di questi tentativi la Benedizione: dalla mancata benedizione ad inaugurazioni di pubblici edifici o in altre circostanze pubbliche in cui era abitudine secolare la benedizione da parte del prete fino ad arrivare addirittura a quello che definirei il livello più basso ovvero quello di negare la benedizione ad un Presepe.
Una società che si sgancia dai valori cristiani è una società destinata ad impoverirsi culturalmente e spiritualmente e forse mai come in questo periodo storico avremmo bisogno di valori in cui credere.
Cordiali saluti,
Loris Dall'Acqua Poggio Berni (Rimini)




giovedì 1 novembre 2012

SANTA GIUSTINA: RIMINI SE CI SEI BATTI UN COLPO!

La Voce 02-11-12
La Voce 04-11-.12
Il Corriere Rimini 06-11-12

RIMINI SE CI SEI BATTI UN COLPO!

La giunta santarcangiolese ha presentato alla frazione di Santa Giustina la nuova viabilità che presto dovrebbe essere inaugurata e la nuova pista ciclabile che collegherà Santarcangelo alla frazione di Santa Giustina, purtroppo non sono tutte rose e fiori e oltre alle rose occorre sottolineare anche la presenza di spine perchè purtroppo le cose potrebbero essere diverse da quelle prospettate.

Il nuovo tracciato della strada di Gronda che partirà dalla rotonda di Via Bornaccino passando dietro l'area artigianale terminerà nella nuova rotonda di imminente realizzazione sulla Via Emilia all'altezza della Via Montalaccio un'opera monca in quanto essa avrebbe un senso solo se prima di arrivare sulla statale ci fosse l'atteso proseguo che consentirebbe di bypassare la frazione, diversamente non creerà alcun beneficio per l'abitato di Santa Giustina. Le colpe sono tutte riminesi visto che ancora non hanno nemmeno progettato la circonvallazione, gli interventi di Santarcangelo non possono varcare i confini territoriali, il traffico continuerà a tagliare in due la frazione. Anzi, non correremo il rischio che una nuova rotonda molto più vicina al famoso semaforo di Santa Giustina non possa peggiorare la situazione?

Occorre anche tornare con i piedi per terra in merito al percorso ciclo pedonale che dovrebbe collegare la frazione al capoluogo, su cui sarebbe bene fare alcune puntualizzazioni. Il percorso, nel tratto santarcangiolese, se sarà realizzato, sarà comunque incompleto in quanto terminerà all'intersezione con via Pedrizzo e da questo punto sino alla piazzetta di Santa Giustina ce ne vuole. Ovviamente anche in questo caso sempre per carenza del Comune di Rimini. Inoltre va sottolineato che è incerta anche la tempistica della sua realizzazione, i soldi attraverso i quali si potrà realizzare il percorso ciclo pedonale sono legati ad un' autorizzazione governativa. La richiesta che giace a Roma è legata all'interramento dei cavi elettrici il cui costo è esorbitante rispetto ad altre soluzioni per cui se il ministero consentirà a Terna di non interrare i cavi, con i soldi risparmiati si potrà realizzare la pista ciclabile, se invece il parere dovesse essere sfavorevole per cui il Ministero dovesse pretendere l'interramento dei cavi, i soldi dovranno essere impiegati per questo e non per la pista ciclo pedonale, nè per la tombinatura del fosso (quello lato ferrovia).

Questi anni ed anni di ritardi su Santa Giustina sono indecenti! Non si potranno attribuire colpe a Gnassi che è stato eletto da poco più di un anno e mezzo, ma all'amministrazione e al Pd Riminese certamente sì, visto che c'è una continuità politica e purtroppo nella continuità ci si dimentica che esiste anche Santa Giustina.


Loris Dall'Acqua      Santarcangelo