giovedì 28 novembre 2013

NELLA RIMINI IN BIANCO E NERO PIU' DECORO RISPETTO AD OGGI

Il Corriere 29-11-13
La Voce 30-11-13

La foto in bianco e nero suscitano sempre una certa emozione, le testimonianze fotografiche di luoghi, monumenti, persone e personaggi della Rimini del secolo scorso raccontano una città che è ben diversa da quella odierna. Nel confronto tra presente e passato stupisce come siano state fatte scelte legate al cambiamento dei tempi, spesso sacrificando eleganza e decoro, spesso senza nemmeno averci guadagnato in praticità e funzionalità. Le scelte urbanistiche mettono in evidenza come si sia ragionato in maniera limitata senza perseguire un disegno di crescita della città vista nella sua interezza, col risultato che oggi  è un’accozzaglia di edifici. Anche gli arredi urbani all’epoca erano degni del proprio nome, contribuivano a valorizzare ed abbellire viali e piazze, mentre le aree verdi erano luoghi ben curati e vissuti da cittadini e turisti, mentre oggi molte zone, anche in piena area turistica sono abbandonate a se stesse.
       Lo stesso lungomare e l'area circostante sono significativi di come sia cambiata la percezione del bello.  
 Se l’identità riminese rappresenta un valore da salvaguardare, credo che per le scelte future si dovrebbe trarre maggiore ispirazione dal passato, diversamente continueremo a mostrare una mescolanza di proposte tipiche di quelle città che non hanno un’identità forte.


Cordiali saluti,


Loris Dall’Acqua  

mercoledì 20 novembre 2013

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DA RIORGANIZZARE



Libero Quotidiano 20-11-13
          Il Corriere 25-11-13
         
          La Voce 26-11-13

         Il Resto del Carlino 03-12-13
        
        Il Messaggero 01-03-14


       Da tempo siamo consapevoli del fatto che occorra tagliare sulla spesa pubblica, nonostante ciò, nei pubblici uffici cambiamenti sostanziali non se ne sono visti e spesso si continua ad assumere. Bisognerebbe provvedere alla riorganizzazione del pubblico impiego, valorizzando i dipendenti già in organico, investendo sulla loro formazione e promuovendo la collaborazione e lo scambio tra enti pubblici.
      Occorrerebbe prima di tutto stabilire, per ogni tipologia di ente dislocato sul territorio, come ad esempio i Comuni, tenendo conto del numero di cittadini e di quali servizi e funzioni debbano essere erogati, quale sia il numero di addetti in grado di dare un servizio qualitativamente valido.
      Conseguentemente bisognerebbe  avviare una ricognizione di come siano impiegati i dipendenti pubblici nei vari enti al fine di avere un quadro chiaro della situazione che permetta di stabilire dove occorrano integrazioni e dove invece ci siano esuberi. Attraverso l’utilizzo di bandi pubblici, riservati a quanti già impiegati presso pubblici uffici, si potrebbe provvedere ad equilibrare quelle situazioni che sono fuori standard, provvedendo ad eventuali nuove assunzioni solo quanto sia stato raggiunto un regime di massima efficienza.
       Assolutamente da abolire invece le consulenze esterne. Negli enti di esigue dimensioni ,come ad esempio i piccoli Comuni, non è possibile avere nel proprio organico tutte le professionalità che sarebbero necessarie per svolgere al meglio le proprie funzioni, essendo proiettati verso un riordino territoriale fatto di Unioni di Comuni o altre forme di gestione in forma associata, gli enti che sono sprovvisti di alcune figure professionali, anzichè ricorrere a consulenze esterne, dovrebbero avere la possibilità di trovarle all’interno di enti di grado superiore, le cui mansioni non dovranno essere limitate al  proprio ente, ma anche a quelli subordinati o in convenzione. La riorganizzazione è necessaria altrimenti la spesa pubblica continuerà a lievitare e già oggi siamo a livelli insostenibili.


Cordiali saluti,


Loris Dall’Acqua     Poggio Berni

sabato 2 novembre 2013

SUI RIFIUTI TASSE PIU' GIUSTE

   La Voce 03-11-13   
   Il Corriere 08-11-13 
   Il Messaggero 29-03-14

Nella sconfinata giungla di tasse, tariffe e balzelli, la Tares si guadagna certamente un posto sul podio. Sullo smaltimento dei rifiuti, i contribuenti non nutrivano certo simpatia per la Tarsu o Tia, ma la loro trasformazione in Tares (con l'aggiunta di oneri anche per altri servizi) ha creato diversi squilibri ed ingiustizie sociali, penalizzando alcune categorie di persone o di attività economiche. Non sono pochi i casi in cui gli importi di questa tassa siano raddoppiati rispetto a quanto si pagava l’anno precedente, come si può moltiplicare in maniera così indiscriminata una tassa che è già di per sè piuttosto cara? Noi contribuenti dovremmo essere premiati e non penalizzati per l'impegno che dedichiamo alla raccolta differenziata.
       Non dimentichiamoci che nello smaltimento dei rifiuti, noi cittadini rappresentiamo una parte importante della “catena”, non solo in quanto produttori di rifiuto, ma in quanto siamo i primi operatori della differenziazione, tenuti a sacrificare parte delle nostre cucine o terrazze per far spazio ai diversi contenitori per la selezione dei rifiuti, nonché a impiegarci più tempo rispetto a prima. E’ un dovere ed un piacere farlo per l'ambiente, ma al solo pensiero che l’impegno collettivo sia funzionale al guadagno di pochi ,non fa che accrescere la nostra rabbia verso chi gestisce il servizio.
       Siamo noi contribuenti gli artefici del successo della raccolta differenziata, ad è grazie all'aumento del differenziato a scapito dell'indifferenziato, che i comuni riescono a risparmiare nello smaltimento, ma per quale motivo non ci viene riconosciuto nessuno sgravio in bolletta a noi contribuenti?      
       I comuni spendono molto meno, i colossi del rifiuto sostengono se stessi ed i loro consigli d'amministrazione ed azionisti, e non dimentichiamo che quel che noi chiamiamo rifiuto viene rivenduto come materia prima, vantaggi economici che interessano diversi anelli della catena del rifiuto tranne che quello di noi contribuenti. Inaccettabile che i nostri sacrifici siano a beneficio delle tasche di pochi, la raccolta dei rifiuti deve produrre vantaggi economici anche per la collettività.
Loris Dall'Acqua