Il Corriere 18-04-14
Concedere un "palcoscenico" significa dare visibilità e non tutto è meritevole di essere messo sotto i riflettori, soprattutto se la location è un museo comunale e la pietra dello scandalo è un'opera in cui è contenuta una bestemmia. C'è forte indignazione nella gente per quanto accaduto con l'ultima mostra allestita al Musas, una mostra fatta di diari di artisti che a quanto pare nessuno ha controllato nei contenuti, potremmo citare diversi esempi di messaggi o scritte o immagini inappropriate, ma il fatto reale è già espressione di una di quelle più gravi che noi cristiani non possiamo tollerare. La bestemmia non è arte, e non è giustificabile come arte. L'autore nel suo diario può scriverci quel che vuole, la responsabilità è di chi sceglie di esibirlo e mostrarlo. Se l'importanza del diario o del taccuino non è dovuta ad una questione estetica ( non siamo certo lì a guardare chi ha la copertina più bella), ma è il contenuto e quindi non ci si doveva esimere dal controllare i testi. Più che di censura è questione di scelte. Se tra le forme espressive o comunicative di un artista c'è anche qualche espressione blasfema, non occorre solo valutare se sia meglio strappare la pagina incriminata o occultarla alla vista dei più ingraffettandola, occorreva invece valutare l'opportunità o meno di inserirla tra le opere. Meglio un diario in meno che uno in più. Sicuramente apprezzabile il fatto che l'opera sia stata rimossa e che l'amministrazione, Focus e il responsabile della mostra si siano scusati, ma quanto accaduto non deve ripetersi, occorre più attenzione ai contenuti quando si concede un partocinio o uno spazio pubblico in generale. Mi chiedo se dal punto di vista etico e morale non sia opportuno chiudere anticipatamente la mostra, non si può far finta di nulla, il clamore suscitato dal fattaccio farà da cassa da risonanza alla mostra stessa e non è certo in questa maniera che si devono portare visitatori nei nostri musei, mantenerla aperta significa impunità, si deve chiudere il sipario.
Cordiali saluti,
Loris Dall'Acqua Santarcangelo
mercoledì 16 aprile 2014
martedì 15 aprile 2014
LA CULTURA DELLA VITA
Il Messaggero 13-04-14
Alla cultura della morte bisogna rispondere con la cultura della vita. Purtroppo ancora una volta una storia di bimbi o feti buttati nel cassonetto. Pochi anni fece notizia quando, in un ospedale italiano scattò l'allarme della "ruota" che annunciava il salvataggio di una nuova vita. La "ruota" ha origini lontane! Questa consente ad una madre che decide di non crescere il proprio figlio, di permettere che possano farlo altri, garantendogli il diritto di vivere. Una volta i bambini appena nati che venivano abbandonati, venivano lasciati fuori dalle porte dei conventi o delle chiese col rischio che potessero essere ritrovati quando oramai era troppo tardi.
Alla cultura della morte bisogna rispondere con la cultura della vita. Purtroppo ancora una volta una storia di bimbi o feti buttati nel cassonetto. Pochi anni fece notizia quando, in un ospedale italiano scattò l'allarme della "ruota" che annunciava il salvataggio di una nuova vita. La "ruota" ha origini lontane! Questa consente ad una madre che decide di non crescere il proprio figlio, di permettere che possano farlo altri, garantendogli il diritto di vivere. Una volta i bambini appena nati che venivano abbandonati, venivano lasciati fuori dalle porte dei conventi o delle chiese col rischio che potessero essere ritrovati quando oramai era troppo tardi.
Di conseguenza vennero ideate le prime rudimentali "ruote della fortuna", che non erano altro che una sorta di girello che metteva in comunicazione l'interno e l'esterno del convento, solitamente ricavati presso ingressi secondari ove una madre che si ritrovava nelle condizioni di dover rinunciare al figlio poteva avvicinarsi senza timore di essere vista, lasciare il figlio ed andarsene via senza problemi, ma consentendo al bambino di essere subito assistito.
La ruota si è evoluta ed ora ci sono alcuni ospedali che offrono questa opportunità, in cui ad accogliere i neonati c'è una termo culla alla quale è collegato un allarme che scatta appena la madre si allontana permettendo al personale del nosocomio di prendersi immediatamente cura del piccolo. Non solo ruota, ci sono anche altre alternative, non tutti sanno che la gestante può partorire in ospedale e decidere quindi di andarsene senza il figlio senza problema alcuno.
Queste opportunità servono a contrastare l'orrendo fenomeno di abbandono di neonati nel cassonetto, sono però misure poco conosciute, cosa fanno i nostri politici per promuovere la vita? Queste misure sono anche un'alternativa all' aborto. Quando invece la rinuncia al figlio è condizionata da motivazioni economiche, fanno abbastanza le istituzioni per aiutare la madre a crescere il proprio figlio?
Vogliamo cominciare seriamente a divulgare la cultura della vita?
Cordiali saluti,
Loris Dall'Acqua Santarcangelo
martedì 8 aprile 2014
UNO STATO PIU' SNELLO
Il Corriere 09-04-14
La Voce 13-04-14
Il riordino territoriale degli enti locali è assolutamente necessario, ma l'andazzo e i ragionamenti in essere lasciano presagire l’ennesimo pasticcio all’italiana eppure una riorganizzazione della pubblica amministrazione volta ad eliminare tutto ciò che è superfluo e non essenziale, che provveda a tagliare ed a riorganizzare gli enti stessi ed i loro uffici consentirebbe di avere servizi qualitativamente migliori ed a costi molto più contenuti.
La Voce 13-04-14
Il riordino territoriale degli enti locali è assolutamente necessario, ma l'andazzo e i ragionamenti in essere lasciano presagire l’ennesimo pasticcio all’italiana eppure una riorganizzazione della pubblica amministrazione volta ad eliminare tutto ciò che è superfluo e non essenziale, che provveda a tagliare ed a riorganizzare gli enti stessi ed i loro uffici consentirebbe di avere servizi qualitativamente migliori ed a costi molto più contenuti.
Le prime a finire nell'occhio del ciclone sono state le province, dall' ipotesi della loro completa eliminazione si è passati a quella del loro accorpamento e quindi allo svuotamento dei poteri e delle deleghe, ma siamo sicuri che un intervento non radicale possa essere sufficiente? La loro eliminazione deve essere netta, ma senza rappresentare un salto nel buio, dalla politica ci si attende programmazione e non improvvisazione e quindi deve essere chiaro come saranno riorganizzati funzione e l'organico. Mantenendo in vita le Province chi ci garantisce che nessuno, vedendole svuotate, decida di riaffidargli qualcosa? Se ciò accadesse in un baleno ci ritroveremo nella situazione originale. In previsione della loro chiusura si è provveduto a frazionare i territori provinciali istituendo le Unioni dei comuni, enti di secondo grado i cui membri non sono eletti direttamente dal popolo ma dai loro rappresentanti. I criteri che dovrebbero essere alla base del riordino territoriale dovrebbero essere l’economicità del nuovo assetto, il mantenimento della rappresentatività e della democrazia e lo snellimento della macchina amministrativa. Abbiamo bisogno di uno stato più snello!
In Italia abbiamo all'incirca 8.100 comuni, di cui una cinquantina con meno di 100 residenti, circa 1.900 con meno di 1.000 e circa 3.800 con meno di 5.000 numeri impressionanti se pensiamo a quanti e quali servizi vengono erogati dal comune e quanti addetti sono necessari, e buona parte di questi sono di proporzioni assolutamente esigue, enti che comunque per sostenersi incidono sulle tasche degli italiani, piuttosto che le Unioni bisognerebbe favorire le fusioni tra comuni. Con una cospicua riduzione del numero del numero dei comuni in seguito a processi di fusioni che tengano conto degli aspetti geografici, storici e culturali, dei singoli, sarà più facile instaurare un rapporto diretto tra Comuni e Regioni.
Uno stato suddiviso in Regioni, Province, Unioni e Comuni non ce lo possiamo permettere, se si creano Comuni più grandi ed eventualmente si dimezzano le Regioni più popolate, di Unioni e Province possiamo fare certamente a meno.
Cordiali saluti,
Loris Dall'Acqua Santarcangelo di Romagna (Rimini)
martedì 1 aprile 2014
BOLDRINI INOPPORTUNO PARAGONE TRA MIGRANTI E TURISTI
La Voce 03-04-14
La Stampa 03-04-14
Il Resto del Carlino 09-04-14
Assolutamente fuoriluogo e fuori tema il paragone tra turisti e migranti fatto dalla Boldrini nella recente conferenza a Montecitorio. Il tema di quella conferenza era il turismo ed era incentrato sulla ricerca di soluzioni per riportare l'Italia ai vecchi fasti e primati oramai dimenticati. Affermare che offrire servizi di lusso ai turisti stride con l'accoglienza riservata ai migranti che vengono in Italia da parti meno fortunate, in quanto trattati in maniera talvolta inaccettabili, è una frase che si commenta da se'. Volendo comunque sorvolare sull'inopportunità di una simile affermazione, credo che siano molto più irritanti le spese di rappresentanza che interessano gli enti pubblici: i buffet sontuosi, i ricevimenti di gala e il trattamento di accoglienza riservato a politici provenienti da paesi economicamente più fortunati del nostro.
Cordiali saluti,
Loris Dall'Acqua Santarcangelo di Romagna (Rimini)
La Stampa 03-04-14
Il Resto del Carlino 09-04-14
Assolutamente fuoriluogo e fuori tema il paragone tra turisti e migranti fatto dalla Boldrini nella recente conferenza a Montecitorio. Il tema di quella conferenza era il turismo ed era incentrato sulla ricerca di soluzioni per riportare l'Italia ai vecchi fasti e primati oramai dimenticati. Affermare che offrire servizi di lusso ai turisti stride con l'accoglienza riservata ai migranti che vengono in Italia da parti meno fortunate, in quanto trattati in maniera talvolta inaccettabili, è una frase che si commenta da se'. Volendo comunque sorvolare sull'inopportunità di una simile affermazione, credo che siano molto più irritanti le spese di rappresentanza che interessano gli enti pubblici: i buffet sontuosi, i ricevimenti di gala e il trattamento di accoglienza riservato a politici provenienti da paesi economicamente più fortunati del nostro.
Cordiali saluti,
Loris Dall'Acqua Santarcangelo di Romagna (Rimini)
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