La sistemazione delle strade dissestate, la pulitura dei fossi, lo svuotamento dei cassonetti, la cura del verde pubblico e tanti altri piccoli e grandi interventi sarebbero semplici atti dovuti, paghiamo le tasse e questo tipo di attenzioni sarebbero il minimo sindacale, condizionale d'obbligo perché nei fatti viene lesinato anche questo.
Nella piccola realtà in cui viviamo occorre riflettere, senza pregiudizio alcuno, su come venga gestita la cosa pubblica e su quale sia invece quella necessaria. Limitarsi ad offrire i servizi base senza avere alcuna ambizione a far crescere come realtà, senza adoperarsi in alcun modo affinché i cittadini possano sentirsi fieri della realtà in cui vivono e orgogliosi del loro comune non è sufficiente. Se per esigenze di bilancio si è disposti ad azzerare i fondi destinati alla cultura a chiudere nidi e biblioteche e a vendere plessi scolastici senza nemmeno provare imbarazzo per averlo pensato siamo alla frutta.
Si stanno privando le nuove generazioni del loro futuro!
(Per la cronaca questo scenario che pare quasi surreale è stato evitato grazie a inaspettati fondi straordinari ed anche grazie a chi si è opposto a questo modus operandi come le consigliere Francesca Macchitella, Guendalina Salvigni e Francesca D'Amico che oggi si presentano con la lista Territorio e Identità)
Se ci limitiamo all'ordinaria amministrazione non siamo né comune né comunità ma la più becera delle periferie e l'attuale amministrazione sembra non volersi discostare dal solco tracciato negli anni precedenti, ciò significa che finiti i fondi straordinari, ci ritroveremo nella stessa situazione.
"Fin che la barca va, lasciala andare" è solo il ritornello di una canzone di Orietta Berti, a Poggio Torriana occorre un cambio di rotta e un nuovo timoniere.
Poggio Torriana merita di più!
Loris Dall'Acqua

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