La Voce 22-08-12
Lettera di Sante Dall'Acqua:
Non mi sembra normale che sull’annosa querelle inerente
Palazzo Marcosanti e le spinose vicende in corso l’amministrazione comunale si
chiuda dietro il più assoluto riserbo. La “cosa pubblica”, come indica il
termine stesso, interessa tutti e Amati non può trincerarsi dietro al silenzio
di fronte ad una richiesta nei confronti dell’ente di risarcimento danni per
una cifra di 800.000,00 euro .
Amati spieghi ai cittadini per quale motivo sulla sua
scrivania giaccia una richiesta di risarcimento di tale portata visto che, se
mi dovesse essere riconosciuto il danno subito, il pagamento di detta richiesta
metterebbe in serie difficoltà le casse comunali, una vicenda per la quale,
solo quest’anno, ha già speso oltre 1.000 euro per commissionare ad una ditta santarcangiolese
degli approfondimenti storici che dovevano essere consegnati entro il 26-07-12
e del quale non è stato ancora svelato
il contenuto. E’ ovvio che il comune debba tutelarsi, ma cosa pensa di
dimostrare con tale relazione? Ho in mano un’ ordinanza, la n° 28 del 1983
firmata dall’ allora sindaco Giulio Torroni che dichiara che i capanni in mio
possesso sono leciti, qualora risultasse qualcosa di diverso (ma non dovrebbe
essere questo il caso) è sempre e comunque il comune di Poggio Berni ad aver
commesso l’errore, i cittadini devono sapere in quale controversa situazione il
comune si è andato ad infilare.
Amati spieghi come mai al sottoscritto siano state
ripetutamente inflitte ordinanze di demolizione per un “sospetto abuso
edilizio” nonostante la stessa amministrazione riconobbe negli anni ottanta la
loro leicità, continuarono ad emettere ordinanze, e solo nel 2012 si adoperi
per verificare se avrebbe o meno dovuto emettere tali ordinanze.
Spieghi anche per quale motivo, il trattamento verso i
proprietari della restante parte del palazzo non sia il medesimo. Come da
decenni vado segnalando, il cortile interno presenterebbe al suo interno un
corpo estraneo, un capanno non presente nelle mappe catastali al momento della
notifica del vincolo, un capanno che fu ristrutturato, alzando la mura
perimetrale di oltre un metro e 20, un capanno per il quale probabilmente il
comune concesse ai Valloni la possibilità di ristrutturarlo senza accertarsi se
questo fosse dotato di licenza edilizia ( licenza che dopo la notifica del
vincolo nel 1919 non si sarebbe mai potuta concedere essendo appunto vincolato)
o la sua pre – esistenza alla notifica del vincolo (esclusa anche questa
possibilità vista la sua assenza nelle piantine al momento del vincolo). Mi risulta
non sia consentito cavarsela con una sanatoria in questi casi, ma che sia
invece necessario il ripristino della situazione originaria procedendo con la
sua demolizione.
Per quale motivo invece ci risulta si chieda solo un ammenda
ai sig.ri Valloni e non si provveda ad inoltrare un’ordinanza di demolizione?
Nei confronti del Dall’Acqua la prassi era quella…..
Forse questa reticenza è dettata dalla convenienza, ancora
una volta sarebbe il comune a farne le spese!
Probabilmente se il comune emettesse un’ordinanza di demolizione nei
confronti dei Valloni questi potrebbero chiedere a loro volta un cospiquo
risarcimento danni visto che il comune consentì loro la ristrutturazione,
dimenticandosi clamorosamente di verificare la leicità del manufatto per il quale
avrebbe dovuto, non solo respingere la richiesta di ristrutturazione, ma
ordinarne la demolizione. Ma questo non può fermare il corso della legge. Amati dovrebbe commissionare un
approfondimento storico anche nei confronti dell’ altra proprietà, appurata la
veridicità delle mie numerose segnalazioni provvedere a far ripristinare la
situazione originaria facendo demolire.
I cittadini devono essere informati di quanti e quali errori
siano stati commessi in questi decenni.
Sante Dall’Acqua Poggio Berni
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