martedì 21 agosto 2012

SILENZIO ASSOLUTO SU PALAZZO MARCOSANTI

Il Corriere 05-08-12
La Voce 22-08-12

Lettera di Sante Dall'Acqua:

Non mi sembra normale che sull’annosa querelle inerente Palazzo Marcosanti e le spinose vicende in corso l’amministrazione comunale si chiuda dietro il più assoluto riserbo. La “cosa pubblica”, come indica il termine stesso, interessa tutti e Amati non può trincerarsi dietro al silenzio di fronte ad una richiesta nei confronti dell’ente di risarcimento danni per una cifra di 800.000,00 euro .

Amati spieghi ai cittadini per quale motivo sulla sua scrivania giaccia una richiesta di risarcimento di tale portata visto che, se mi dovesse essere riconosciuto il danno subito, il pagamento di detta richiesta metterebbe in serie difficoltà le casse comunali, una vicenda per la quale, solo quest’anno, ha già speso oltre 1.000 euro per commissionare ad una ditta santarcangiolese degli approfondimenti storici che dovevano essere consegnati entro il 26-07-12 e del quale non è stato ancora  svelato il contenuto. E’ ovvio che il comune debba tutelarsi, ma cosa pensa di dimostrare con tale relazione? Ho in mano un’ ordinanza, la n° 28 del 1983 firmata dall’ allora sindaco Giulio Torroni che dichiara che i capanni in mio possesso sono leciti, qualora risultasse qualcosa di diverso (ma non dovrebbe essere questo il caso) è sempre e comunque il comune di Poggio Berni ad aver commesso l’errore, i cittadini devono sapere in quale controversa situazione il comune si è andato ad infilare.

Amati spieghi come mai al sottoscritto siano state ripetutamente inflitte ordinanze di demolizione per un “sospetto abuso edilizio” nonostante la stessa amministrazione riconobbe negli anni ottanta la loro leicità, continuarono ad emettere ordinanze, e solo nel 2012 si adoperi per verificare se avrebbe o meno dovuto emettere tali ordinanze.

Spieghi anche per quale motivo, il trattamento verso i proprietari della restante parte del palazzo non sia il medesimo. Come da decenni vado segnalando, il cortile interno presenterebbe al suo interno un corpo estraneo, un capanno non presente nelle mappe catastali al momento della notifica del vincolo, un capanno che fu ristrutturato, alzando la mura perimetrale di oltre un metro e 20, un capanno per il quale probabilmente il comune concesse ai Valloni la possibilità di ristrutturarlo senza accertarsi se questo fosse dotato di licenza edilizia ( licenza che dopo la notifica del vincolo nel 1919 non si sarebbe mai potuta concedere essendo appunto vincolato) o la sua pre – esistenza alla notifica del vincolo (esclusa anche questa possibilità vista la sua assenza nelle piantine al momento del vincolo). Mi risulta non sia consentito cavarsela con una sanatoria in questi casi, ma che sia invece necessario il ripristino della situazione originaria procedendo con la sua demolizione.

Per quale motivo invece ci risulta si chieda solo un ammenda ai sig.ri Valloni e non si provveda ad inoltrare un’ordinanza di demolizione? Nei confronti del Dall’Acqua la prassi era quella…..

Forse questa reticenza è dettata dalla convenienza, ancora una volta sarebbe il comune a farne le spese!  Probabilmente se il comune emettesse un’ordinanza di demolizione nei confronti dei Valloni questi potrebbero chiedere a loro volta un cospiquo risarcimento danni visto che il comune consentì loro la ristrutturazione, dimenticandosi clamorosamente di verificare la leicità del manufatto per il quale avrebbe dovuto, non solo respingere la richiesta di ristrutturazione, ma ordinarne la demolizione. Ma questo non può fermare il corso della legge.  Amati dovrebbe commissionare un approfondimento storico anche nei confronti dell’ altra proprietà, appurata la veridicità delle mie numerose segnalazioni provvedere a far ripristinare la situazione originaria facendo demolire.

I cittadini devono essere informati di quanti e quali errori siano stati commessi in questi decenni.



Sante Dall’Acqua Poggio Berni

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