Il Corriere 09-04-14
La Voce 13-04-14
Il riordino territoriale degli enti locali è assolutamente necessario, ma l'andazzo e i ragionamenti in essere lasciano presagire l’ennesimo pasticcio all’italiana eppure una riorganizzazione della pubblica amministrazione volta ad eliminare tutto ciò che è superfluo e non essenziale, che provveda a tagliare ed a riorganizzare gli enti stessi ed i loro uffici consentirebbe di avere servizi qualitativamente migliori ed a costi molto più contenuti.
La Voce 13-04-14
Il riordino territoriale degli enti locali è assolutamente necessario, ma l'andazzo e i ragionamenti in essere lasciano presagire l’ennesimo pasticcio all’italiana eppure una riorganizzazione della pubblica amministrazione volta ad eliminare tutto ciò che è superfluo e non essenziale, che provveda a tagliare ed a riorganizzare gli enti stessi ed i loro uffici consentirebbe di avere servizi qualitativamente migliori ed a costi molto più contenuti.
Le prime a finire nell'occhio del ciclone sono state le province, dall' ipotesi della loro completa eliminazione si è passati a quella del loro accorpamento e quindi allo svuotamento dei poteri e delle deleghe, ma siamo sicuri che un intervento non radicale possa essere sufficiente? La loro eliminazione deve essere netta, ma senza rappresentare un salto nel buio, dalla politica ci si attende programmazione e non improvvisazione e quindi deve essere chiaro come saranno riorganizzati funzione e l'organico. Mantenendo in vita le Province chi ci garantisce che nessuno, vedendole svuotate, decida di riaffidargli qualcosa? Se ciò accadesse in un baleno ci ritroveremo nella situazione originale. In previsione della loro chiusura si è provveduto a frazionare i territori provinciali istituendo le Unioni dei comuni, enti di secondo grado i cui membri non sono eletti direttamente dal popolo ma dai loro rappresentanti. I criteri che dovrebbero essere alla base del riordino territoriale dovrebbero essere l’economicità del nuovo assetto, il mantenimento della rappresentatività e della democrazia e lo snellimento della macchina amministrativa. Abbiamo bisogno di uno stato più snello!
In Italia abbiamo all'incirca 8.100 comuni, di cui una cinquantina con meno di 100 residenti, circa 1.900 con meno di 1.000 e circa 3.800 con meno di 5.000 numeri impressionanti se pensiamo a quanti e quali servizi vengono erogati dal comune e quanti addetti sono necessari, e buona parte di questi sono di proporzioni assolutamente esigue, enti che comunque per sostenersi incidono sulle tasche degli italiani, piuttosto che le Unioni bisognerebbe favorire le fusioni tra comuni. Con una cospicua riduzione del numero del numero dei comuni in seguito a processi di fusioni che tengano conto degli aspetti geografici, storici e culturali, dei singoli, sarà più facile instaurare un rapporto diretto tra Comuni e Regioni.
Uno stato suddiviso in Regioni, Province, Unioni e Comuni non ce lo possiamo permettere, se si creano Comuni più grandi ed eventualmente si dimezzano le Regioni più popolate, di Unioni e Province possiamo fare certamente a meno.
Cordiali saluti,
Loris Dall'Acqua Santarcangelo di Romagna (Rimini)
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