Spett. le Direttore,
Se vogliamo
ricercare una vera integrazione, invece che intraprendere azioni specifiche che
odorano di populismo e demagogia, non sarebbe più efficace, corretto e
soprattutto rispettoso adoperarsi per l’inclusione degli immigrati nella vita
quotidiana della comunità?
Ci sono diverse
proposte e progetti che hanno come oggetto il problema dell’integrazione, le
intenzioni di chi le propone sono sicuramente delle migliori, ma spesso il
risultato rischia di essere irrispettoso se non addirittura offensivo,
integrare significa rimuovere gli ostacoli e le differenze tra persone di etnie
diverse, ricercare parità di diritti e di doveri nel reciproco rispetto e non
creare situazioni in cui si sottolinea e si rimarca una differenza, purtroppo
le proposte e i progetti messi in campo sembrano andare nella direzione
sbagliata.
In alcuni
comuni è stata istituita la figura del consigliere aggiunto, un consigliere non
eletto dai cittadini che ha la facoltà di sedere in consiglio in rappresentanza
degli immigrati, con la possibilità di partecipare attivamente al consiglio
comunale, ma senza diritto di voto. Questa sarebbe integrazione? Se fossi un
immigrato mi sentirei offeso da una simile proposta, se vogliamo che gli immigrati
partecipino alla vita politica delle istituzioni vanno coinvolti al pari degli
altri dalle liste civiche e dai partiti e quando è tempo di elezioni vanno messi
in lista, non è certo con una sedia aggiunta ad un tavolo o una consulta a
parte che li si integra, proposte simili sono equiparabili alla creazione di una
riserva indiana o di un ghetto.
Il concetto di
immigrato o di profugo di oggi è diverso da quello del passato, la politica è rimasta indietro di vent’ anni e
lo dimostra con le idee che continua a proporre, sarebbero utili progetti che
consentano loro di comprendere diritti, doveri e le opportunità presenti nel
territorio, tesi magari a sviluppare il senso di cittadinanza invece si
continua a proporre incontri in cui gli immigrati raccontano la loro esperienze
di povertà e di migrazione.
C’è anche chi ha
organizzato dei laboratori in cui ci si incontra per cucire degli abiti da
donare ai profughi, un’ idea lodevole, ma che sembra pensata da italiani che
sono ancora fermi all’immagine stereotipata degli schiavi in stile Radici.
Molti profughi alloggiati
in Italia oggi vestono meglio di noi italiani, il loro status di profughi è
legato alla presenza di una guerra in atto nel loro paese, paese nel quale
probabilmente se non ci fosse stata la guerra si potrebbero permettere uno
stile di vita migliore del nostro, incredibile pensare che possano indossare
degli stracci cuciti apposta per loro da aspiranti sarti.
Smettiamo di
considerare gli immigrati come qualcosa a parte e cominciamo a considerarli
come persone, un appello rivolto soprattutto a quei partiti che si professano
fortemente vicini a loro.
Loris Dall’Acqua
Poggio Torriana (Rimini)
Nessun commento:
Posta un commento