domenica 6 dicembre 2015

IMMIGRATI 2.0


Spett. le Direttore,

       Se vogliamo ricercare una vera integrazione, invece che intraprendere azioni specifiche che odorano di populismo e demagogia, non sarebbe più efficace, corretto e soprattutto rispettoso adoperarsi per l’inclusione degli immigrati nella vita quotidiana della comunità?

      Ci sono diverse proposte e progetti che hanno come oggetto il problema dell’integrazione, le intenzioni di chi le propone sono sicuramente delle migliori, ma spesso il risultato rischia di essere irrispettoso se non addirittura offensivo, integrare significa rimuovere gli ostacoli e le differenze tra persone di etnie diverse, ricercare parità di diritti e di doveri nel reciproco rispetto e non creare situazioni in cui si sottolinea e si rimarca una differenza, purtroppo le proposte e i progetti messi in campo sembrano andare nella direzione sbagliata.

       In alcuni comuni è stata istituita la figura del consigliere aggiunto, un consigliere non eletto dai cittadini che ha la facoltà di sedere in consiglio in rappresentanza degli immigrati, con la possibilità di partecipare attivamente al consiglio comunale, ma senza diritto di voto. Questa sarebbe integrazione? Se fossi un immigrato mi sentirei offeso da una simile proposta, se vogliamo che gli immigrati partecipino alla vita politica delle istituzioni vanno coinvolti al pari degli altri dalle liste civiche e dai partiti e quando è tempo di elezioni vanno messi in lista, non è certo con una sedia aggiunta ad un tavolo o una consulta a parte che li si integra, proposte simili sono equiparabili alla creazione di una riserva indiana o di un ghetto.

      Il concetto di immigrato o di profugo di oggi è diverso da quello del passato, la  politica è rimasta indietro di vent’ anni e lo dimostra con le idee che continua a proporre, sarebbero utili progetti che consentano loro di comprendere diritti, doveri e le opportunità presenti nel territorio, tesi magari a sviluppare il senso di cittadinanza invece si continua a proporre incontri in cui gli immigrati raccontano la loro esperienze di povertà e di migrazione.

      C’è anche chi ha organizzato dei laboratori in cui ci si incontra per cucire degli abiti da donare ai profughi, un’ idea lodevole, ma che sembra pensata da italiani che sono ancora fermi all’immagine stereotipata degli schiavi in stile Radici.

       Molti profughi alloggiati in Italia oggi vestono meglio di noi italiani, il loro status di profughi è legato alla presenza di una guerra in atto nel loro paese, paese nel quale probabilmente se non ci fosse stata la guerra si potrebbero permettere uno stile di vita migliore del nostro, incredibile pensare che possano indossare degli stracci cuciti apposta per loro da aspiranti sarti.

         Smettiamo di considerare gli immigrati come qualcosa a parte e cominciamo a considerarli come persone, un appello rivolto soprattutto a quei partiti che si professano fortemente vicini a loro.

Loris Dall’Acqua     Poggio Torriana   (Rimini)

      

 

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