Il Carlino 13-08-14
La Festa de l’Unità, come qualsiasi festa di partito,
dovrebbe essere un momento di aggregazione tra la politica e l’elettorato, un
contenitore fatto di momenti di spettacolo, di divertimento, del mangiare tutti
assieme allo stand e anche di riflessione politica, uno spirito che ora sembra
andato perso in favore dell’esclusivo interesse economico. Una festa popolare che
col passare del tempo sta diventando sempre più esclusiva. La festa de l’ Unità
non è più alla portata di tutti, già da tempo i prezzi agli stand gastronomici
si sono livellati a quelli dei ristoranti, tanto che in alcuni casi risulta più
conveniente andare a cenare al ristorante vero e proprio che allo stand, ma non
paghi di questo e della caratteristica damigiana posta all’ingresso per l’offerta
libera ora si arriva anche alla sedia a pagamento. Infatti onde evitare che
qualcuno occupi le sedie per assistere agli spettacoli senza aver lasciato
nulla alla porta o agli stand, il Partito Democratico ha ben pensato di far
pagare un euro a chi occupa la sedia. Ma che fine fanno i principi di
solidarietà che dovrebbero animare questa festa? In un periodo di crisi e di
recessione c’è un numero sempre più crescente di disoccupati, cassintegrati o
pensionati e famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese, probabilmente
per queste categorie di persone mangiare fuori o pagare un euro a sedia per
assistere a uno spettacolo diventa un lusso che spesso a cui spesso si deve
rinunciare. Partecipare ad una festa per il puro piacere di socializzare con
gli altri non è più nelle intenzioni degli organizzatori. Il Pd probabilmente approfitta
della fedeltà del proprio elettorato, chi vota Pd si lamenta e s’incazza e s’indigna
contro il proprio partito, ma poi al momento del voto rientra nei ranghi e
quando il partito chiede di pagare, china la testa e paga anche se non
condivide. Un partito che si manifesta sempre più distante dalle fasce più
deboli.
Loris Dall’Acqua Santarcangelo

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