Il Corriere 13-08-14
Il Resto del Carlino-Quotidiano Nazionale 14-08-14
Il Messaggero 24-08-14
L’educazione non è fatta solo di parole, ma occorre anche dare l’esempio e soprattutto essere d’esempio. L’Italia giustamente s’indigna di fronte al caso dell’ ex comandante della Costa Concordia che viene invitato ad “insegnare” a studenti universitari come vanno gestite le situazioni di panico. Indubbiamente dopo quello che è accaduto avrà sicuramente maturato un ragguardevole bagaglio culturale in materia, conoscerà con precisione il protocollo da adottare in caso di emergenza, nozioni e attitudini che comunque dovevano già far parte delle sue conoscenze e delle sue capacità, ma che nel momento in cui andavano messe in pratica, il panico pare abbia preso il sopravvento. Come può essere credibile un insegnamento fatto da chi non è stato in grado di metterlo in pratica? Non sarebbe stato più corretto chiamare a parlare di quel tema qualcuno che di fronte ad una situazione di pericolo si sia distinto per aver saputo mantenere sangue freddo, estendo perfettamente la situazione sino al termine del pericolo stesso?
Per educare servono dei modelli positivi, anche nella famiglia spesso mancano punti di riferimento validi, i genitori incolpano spesso la scuola della scarsa educazione dei propri figli, sembra quasi che le famiglie credano di poter delegare in toto alle istituzioni anche quel ruolo educativo che invece compete alla famiglia, un’ educazione che non si può trasmettere solo con nozioni o raccomandazioni, se manca in famiglia l’esempio di moralità e rettitudine è difficile che la scuola possa riuscire a colmare quel vuoto.
La politica non è da meno, partiti che predicano bene ce ne sono tanti, ma alla fine dei conti razzolano male, per chiedere sacrifici agli italiani prima di tutto dovrebbero essere politici ed amministratori a dimostrare di saperli fare su se stessi, un auspicio che purtroppo rimane quasi sempre disatteso. Come si può chiedere ai cittadini di pagare più tasse quando chi ci amministra non è disposti a tagliare le proprie indennità, a rinunciare ai privilegi, a ridurre il numero delle poltrone mettendo quindi in discussione anche propria, o a riorganizzare gli enti al fine di diminuire la spesa pubblica?
La società per non andare alla deriva probabilmente ha bisogno di riscoprire modelli e punti di riferimento positivi.
Loris Dall’Acqua Santarcangelo (Rimini)

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