Si apra una
riflessione sui metodi attraverso i quali lo Stato provvede alla lotta
all'evasione fiscale. La figura dell'imprenditore, continua ad essere
considerata quella di un potenziale evasore, non si tiene presente che le
aziende non sempre riescono a rientrare in parametri standard, trattandosi di
realtà diverse l'una dall'altra, vivono situazioni più o meno felici, influenzate
da variabili, spesso non prevedibili. Studi di settore o controlli preventivi, non
tengono nella giusta considerazione le peculiarità e le diversità delle singole
realtà per cui le azioni di contrasto all’evasione si abbattono alla stessa
maniera, anche sugli imprenditori onesti, ma meno fortunati. L’accertamento fiscale
è un meccanismo perverso nel quale, una volta entrati, ci si trova praticamente
“costretti” ad accettare un compromesso con l’Agenzia delle Entrate, sottoscrivendo
un accordo nel quale si ammette di aver commesso un reato di evasione anche se onesti.
L’alternativa è quella di inoltrarsi in un percorso legale dall’esito incerto e
per il quale, più ci si addentra e più si elevano le sanzioni. Pensate a quante
attività lavorano con merci deperibili, gli acquisti non sono legati
necessariamente all’avvenuta vendita, spesso si ricomprano semplicemente perché
si sono deperite.
La pressione fiscale è già alta, ma forme di controllo come
queste, rischiano di creare serie difficoltà a chi lavora onestamente e fatica a chiudere i conti.
Lo Stato deve debellare l’evasione fiscale, ma senza sparare nel mucchio!
Cordiali saluti,
Loris Dall’Acqua
Santarcangelo di Romagna (Rimini)
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