venerdì 14 giugno 2013

LOTTA ALL' EVASIONE

Il Corriere della Sera 15-06-13


       Si apra una riflessione sui metodi attraverso i quali lo Stato provvede alla lotta all'evasione fiscale. La figura dell'imprenditore, continua ad essere considerata quella di un potenziale evasore, non si tiene presente che le aziende non sempre riescono a rientrare in parametri standard, trattandosi di realtà diverse l'una dall'altra, vivono situazioni più o meno felici, influenzate da variabili, spesso non prevedibili.     Studi di settore o controlli preventivi, non tengono nella giusta considerazione le peculiarità e le diversità delle singole realtà per cui le azioni di contrasto all’evasione si abbattono alla stessa maniera, anche sugli imprenditori onesti, ma meno fortunati. L’accertamento fiscale è un meccanismo perverso nel quale, una volta entrati, ci si trova praticamente “costretti” ad accettare un compromesso con l’Agenzia delle Entrate, sottoscrivendo un accordo nel quale si ammette di aver commesso un reato di evasione anche se onesti. L’alternativa è quella di inoltrarsi in un percorso legale dall’esito incerto e per il quale, più ci si addentra e più si elevano le sanzioni. Pensate a quante attività lavorano con merci deperibili, gli acquisti non sono legati necessariamente all’avvenuta vendita, spesso si ricomprano semplicemente perché si sono deperite.

La pressione fiscale è già alta, ma forme di controllo come queste, rischiano di creare serie difficoltà a chi  lavora onestamente e fatica a chiudere i conti. Lo Stato deve debellare l’evasione fiscale, ma senza sparare nel mucchio!

Cordiali saluti,

Loris Dall’Acqua     Santarcangelo di Romagna (Rimini)

 

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