L’esito negativo del referendum per la fusione tra i comuni di Savignano e
San Mauro deve far riflettere quei comuni che stanno pensando di provarci, in
tempi strettissimi, anche in Valmarecchia. La fusione è una grande opportunità,
ma ci deve essere una valida proposta di fusione, occorre un buon progetto di
base, servono studi di fattibilità e approfondimenti e soprattutto il tempo
necessario alle comunità di abituarsi all’idea.
Bisogna chiedersi per quale motivo, un’occasione simile, non sia stata
compresa dalla popolazione del Rubicone, bisogna interrogarsi su quali errori di
comunicazione siano stati commessi, in modo tale che in altri contesti non
debbano ripetersi.
Il primo dato che lascia sconcertati sul referendum è la bassa affluenza alle
urne, non si trattava di elezioni sulle quali potesse influire una certa
stanchezza o avversione alla politica legata a questioni nazionali, qui era in
discussione una scelta legata al territorio, probabilmente l’antipolitica che ha
tenuto lontani gli elettori ha radici locali.
Occorre ricordare che Savignano ha già avuto un precedente che potrebbe aver
favorito l’astensione ovvero il referendum sul passaggio di provincia di
Savignano da quella di Forlì-Cesena a Rimini, nel quale nonostante vinse il SI,
la volontà popolare non fu rispettata, con un precedente simile l’idea di
inutilità del voto prende il sopravvento, probabilmente si sta pagando anche
questo scotto.
L’altro elemento da considerare è il fatto che nel comune più piccolo (San
Mauro Pascoli), in cui ha nettamente prevalso il NO, la fusione sia stata
percepita come diventare frazione di Savignano. Per capire il motivo di questa
disfatta bisogna partire da un’attenta analisi delle ragioni del NO e farne
tesoro affinchè non si commettano gli stessi errori, un’ esortazione che
rivolgiamo a quanti in Valmarecchia si stanno adoperando in questo senso. Non si
può fare il passo più lungo della gamba, noi che crediamo nella fusione siamo
ben coscienti del fatto che serva tempo, siamo molto preoccupati del fatto che
il primo referendum in provincia di Rimini ovvero quello per la fusione tra
Poggio Berni e Torriana, possa avere la stessa sorte o comunque , qualora
vincesse il SI possa essere espressione di una ristretta percentuale di votanti,
lo stesso dicasi per l'ipotesi di fusione in alta valle in cui non sembra ancora
chiaro quale possa essere la proposta di fusione e nonostante questo aspetto
tutt'altro che marginale, non è chiaro se ci sia la volontà di prendere questo
"treno" in corsa.
Nel Rubicone il tema è stato oggetto di dibattito per anni poi in pochissimo
tempo si è premuto improvvisamente l'acceleratore modificando il progetto
iniziale a 3 comuni,(che comprendeva anche Gatteo), in un progetto a 2, e
facendo partire in quarta l'iter di fusione che in pochi mesi ha portato al
referendum. Ci auguriamo che in Valmarecchia si proceda con più
tranquillità.
com_unico@libero.it
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