A che servono i milioni di euro spesi dal governo in campagne pubblicitarie attraverso le quali invitare a non guidare se si è bevuto troppo, se poi le pubbliche amministrazioni autorizzano manifestazioni in cui l'alcol è un elemento caratterizzante dell' evento?
Vorrei che si aprisse una riflessione su questo tipo di manifestazioni, non sul
fatto che si beva, (quello lo si fa' in qualsiasi evento), ma sul fatto che in
alcune di queste ci sia l'incentivo a bere. Prendiamo ad esempio due eventi di
successo tipici di questo periodo: Calici di stelle a Santarcangelo e la Nove
bar a Rimini.
Calici di Stelle è una bella manifestazione che contribuisce a promuovere
anche prodotti locali, ma c'è una nota stonata legata all'acquisto del
bicchiere da degustazione che è comprensivo di 5 assaggi, con una card del
genere, essendo le consumazioni già comprese e pagate, il possessore sarà
incentivato a consumarle tutte, e 5 assaggi non sono certo pochi. Non è
meglio sperimentare un funzionamento diverso ad esempio evitando questi
"pacchetti completi"?
Alla Nove bar il tour prevede nove tappe con tanto di "bevutina" presumibilmente
a base alcolica. Non vorrei che passasse in secondo piano il fatto che la
bicicletta sia un veicolo al pari dell' auto e che per il codice della strada le
regole sono le medesime. Non credete che dopo 2 o 3 "bevutine" i
partecipanti potrebbero probabilmente già aver oltrepassato il tasso alcoolico
consentito? Il percorso magari è anche delimitato come un circuito, ma poi i
corridori devono anche tornare a casa.
Se
questa biciclettata fosse analcolica sarebbe meno accattivante e probabilmente
chiuderebbe i battenti, ma se invece fosse "rivisitata" utilizzandola come
trampolino per lanciare dei prodotti attraverso i quali fare tendenza e mode,
rimarrebbe l'evento senza quel messaggio subliminale del bere un po'
imbarazzante. Devo riconoscere che gli sforzi dell' organizzazione in questi
anni sono stati immani per favorire la sicurezza, compresa la svolta
carnevalesca dell'evento. Si potrebbero differenziare i bar facendoli
specializzare per l'occasione su un prodotto particolare senza base alcoolica o
comunque poco alcoolica: quello che propone cocktail di frutta, quello dei the
freddi aromatizzati in modi diversi, quello dei sorbetti, quello dei frullati
usando ingredienti particolari, inusuali in modo tale che chiunque, mosso dalla
curiosità e dall' unicità del prodotto, sia incentivato a provare questi
piuttosto che altro. Non è una proposta "proibizionista" bensì l'invito a
mettere in risalto un'alternativa forte che rimpiazzi le bevutine classiche. Se
la città ci tiene ad essere cool come auspicato da Gnassi la tendenza dovremmo
crearla.
Cordiali
saluti,
Loris
Dall'Acqua Santarcangelo
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